Savona. La più nota ai savonesi è quella che collega via Paleocapa a via Famagosta. Molti anzi conoscono soltanto quella: vuoi perché ne hanno visto l’ingresso passeggiando sotto i portici, vuoi perché chi dona all’Avis può parcheggiare l’auto all’interno. Ma in realtà, a Savona, ce ne sono altre: in via San Lorenzo, Via Firenze alta, Villetta bassa, e una sotto la chiesa nella piazza della Villetta che arriva fino in una boscaglia dalle parti di Via Corridoni.
Sono le gallerie antiaeree, quei rifugi creati all’epoca della seconda guerra mondiale perché i savonesi potessero mettersi al riparo dai bombardamenti. Un pezzo di storia, e per qualcuno un ricordo. Ma quei tunnel, oggi, sono chiusi: sono di proprietà dello Stato, e giacciono sostanzialmente abbandonati.
Tutto questo, però, potrebbe presto cambiare: la proprietà dei rifugi infatti potrebbe passare al Comune, che avrebbe così l’occasione di valorizzarli.
Per questo motivo il vicesindaco di Savona, Livio Di Tullio, questa mattina in un lungo “tour” ha effettuato sopralluoghi in tutte le gallerie. “Come tutti i savonesi conoscevo quella di via Paleocapa – racconta – ma delle altre avevo solo sentito parlare. Anzi, quella di via Corridoni non sapevo nemmeno esistesse: devo dire che è stato emozionante percorrerla tutta senza sapere dove finisse”.
Lo Stato si è dichiarato disponibile a cedere le gallerie al Comune (“Gratuitamente, e ci mancherebbe si facesse pagare”, racconta il vicesindaco), preferibilmente in blocco. “Non sono in un cattivo stato di manutenzione – rivela Di Tullio – ora siamo indecisi se prenderle oppure no”. Il rischio, infatti, è che i costi di manutenzione possano costringere l’amministrazione a far passare in secondo piano il fascino esercitato da una parte di storia di Savona.
E così il vicesindaco ha deciso di passare la palla ai cittadini, chiedendo loro un parere attraverso i social network. E la risposta dei savonesi è stata pressoché unanime: “Prendere, assolutamente”. E c’è già chi avanza dei possibili utilizzi: le due proposte più gettonate sono quella di trasformarle in una sorta di museo diffuso della Resistenza e quella di organizzarvi all’interno una serie di visite guidate.
L’appello principale, però, a prescindere dal possibile uso, è lo stesso per tutti: prenderle per non disperdere una memoria storica, per non dimenticare.



