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Savona, nuovo attacco del Comitato Villapiana: “Comune muro di gomma, la democrazia partecipata non esiste”

Savona. “Tra 6 o 7 anni capiterà come alla Tirreno Power: tutto quello che è capitato intorno alla centrale capiterà in via Torino”. Punta il dito sull’inquinamento e i rischi per la salute Bruno Lepra, uno dei componenti del Comitato Villapiana che in questi giorni ha preparato un nuovo documento in cui chiede “un controllo della commissione legalità sull’operato del dirigente della polizia municipale e qualunque altro dirigente ad esso collegato a proposito della modifica della viabilità”.

Un cambiamento deciso nel 2007: e da allora è sempre stata battaglia. “Io se posso vado a piedi, perché non ho più voglia di andare in piazza Saffi – racconta Carlo Moretti – Quando devo andare tutti i giorni verso Vado, dove lavoro, a volte passo attraverso il parcheggio di via Piave per evitare, perché andando in piazza Saffi mi vengono i capelli dritti. Tutte le volte che passo in piazza Saffi rischio di farmi venire l’eusarimento nervoso”.

Dopo le modifiche il traffico nel quartiere, spiega Marino Masala, è diventato insostenibile. “Un flusso notevole che crea problemi anche per le ambulanze, che devono districarsi all’interno di un traffico decuplicato rispetto a prima – è l’accusa – Sono aumentati i microtamponamenti e gli investimenti sulle strisce, perché tutto il traffico è all’interno del quartiere. Forse sono diminuiti in piazza Saffi, ma lì vige la legge del più forte: chi si infila prima entra”.

Sono passati sette anni da quella rivoluzione alla rotonda che ha portato al cambio dei sensi di marcia nelle arterie limitrofe. Ma anche dopo tanto temo il Comitato non intende mollare: “Ci fermano spesso molte persone, arrabbiate per la situazione insostenibile – dice Gianni Gentili – ci sono mamme con bambini che viaggiano all’altezza dei tubi di scarico delle macchine, persone che faticano ad attraversare la strada perché le strisce pedonali sono in punti pericolosi… la situazione sta diventando ingestibile, non vorrei che alla fine ci passasse qualcosa di più grave”.

I tentativi, finora, sono andati tutti a vuoto. In realtà, nel 2008, per un attimo la vittoria era sembrata vicina: “Da buoni cittadini ci siamo trovati in commissione, portando argomentazioni validissime suffragate dall’Arpal – ricorda Giovanni Manzone – e l’allora assessore all’urbanistica Di Tullio ci aveva dato ragione chiedendo la reintroduzione del vecchio sistema viario. Aveva dato anche dei tempi di scadenza, chiedendo al comandante Aloi che aveva garantito di tornare indietro entro una settimana”. Una decisione che però non è mai stata attuata: “Siamo rimasti spiazzati al massimo”.

Da allora è stata una continua lotta. “Abbiamo fatto subito una raccolta firme, oltre 2000 – spiega Masala – poi un sondaggio di opinione in cui chiedevamo anche ai contrari di esprimersi: nonostante tutto ciò non abbiamo mai ricevuto risposta”. “Queste carte ci sono costate tanto studio, e tante passeggiate per avere l’accesso agli atti – aggiunge Giuseppe Procopio – La parte tecnica l’abbiamo avuta rapidamente, mentre per quella della polizia municipale abbiamo dovuto tribolare, e qualche volta ci è stata addirittura negata adducendo come motivo il segreto militare”.

“La famosa democrazia partecipata non esiste”, è l’accusa lanciata da Masala. E Gentili rincara la dose: “La dimostrazione è il fallimento di ‘Venti di Partecipazione’, che alla fine si è risolto in molte istanze rilasciate dai cittadini alle quali è stato risposto con il solito muro di gomma, come con noi: ed infatti tutti i referenti si sono dimessi e il progetto è fallito”. Nonostante ciò non molleremo, assicurano: “Ora la richiesta del controllo sull’operato dei dirigenti, ed entro breve abbiamo già pronti nuovi ricorsi. Riusciremo a rompere il muro di gomma dell’amministrazione”.