Stellanello. “Cosa vuol dire ‘l’ennesimo caso’? Non capisco”. E’ un Claudio Burlando abbastanza seccato quello che risponde alle domande sull’ipotesi di accorpamento tra le autorità portuali di Savona e Genova.
Le proteste dei lavoratori della port authority savonese, con la campagna “Giù le mani dal porto” che ha coinvolto anche tanti politici non solo di Savona ma di tutto il comprensorio, ha lasciato Burlando di stucco. E così, nel corso della sua visita questa mattina a Stellanello per l’inaugurazione della scuola primaria “F.Bruno”, ha fatto sentire la sua voce. “I toni li capisco poco”. Quello che non va giù, al presidente della Regione, è l’accusa dei savonesi di essere “filo-genovese”: “Se c’è uno che ha difeso l’investimento di Vado sono stato io. E anzi ho avuto proteste genovesi per un aumento di capacità di banchine in un momento in cui ci sono più banchine che traffici”.
Il problema, secondo il presidente, è innanzitutto a monte: si discute di una cosa che non è nemmeno ancora su carta. “Non so bene cosa dire: stiamo parlando di una riforma che non esiste, nessuno l’ha presentata – spiega Burlando – Sono almeno 15 anni che si parla di modificare una legge di 20 anni fa, ma non lo si è mai fatto, e francamente non so se il governo questa volta ci riuscirà in un clima politico che sta diventando molto complicato”.
E anche qualora l’accorpamento diventasse un’ipotesi concreta, continua il presidente, due sarebbero gli atteggiamenti possibili: “Non fare niente e lasciare che il parlamento decida, oppure capire noi liguri come valorizzare al meglio il principale asset economico della regione che è la portualità logistica, immaginando noi una proposta di governance per queste funzioni così importanti che storia e geografia ci assegnano. Se invece diventa una guerra di campanile perdiamo tutti”.
“Io sono disponibile ad una riflessione attenta su come far crescere nel mondo la portualità ligure – promette Burlando – che in questo momento si avvia davvero a una capacità doppia rispetto ai volumi che movimenta. Uno sforzo comune per aumentare il suo bacino di servizio: Austria, Baviera, Renania, Svizzera… e anziché occuparci di questo ci occupiamo di cose che non cambiano il destino della nostra comunità”.
Nessuna attenzione particolare per Genova, Burlando rivendica con orgoglio il suo ruolo super partes: “Sulla successione dell’Autorità Portuale ho cercato di ricomporre i dissidi tutti interni a Savona, ottenendo che i comuni, la Camera di Commercio, gli imprenditori e il mondo sindacale trovassero tra di loro un equilibrio. Abbiamo sempre aiutato questa comunità a valorizzare un suo asset. Sono stato io a chiedere a Passera l’incontro decisivo con Canavese e Melli che Canavese non riusciva ad avere, e fu nel corso di quell’incontro che si decise di fare la piattaforma. Però nel frattempo non ci sono più contenitori a Savona, questo è il problema vero”.
Un problema che ha radici savonesi: “Abbiamo avuto una difficoltà enorme in quel settore per le difficoltà di un gruppo imprenditoriale di Savona, non per la cattiveria dei genovesi. Di questo la comunità sembra occuparsi molto poco, francamente, lasciando i lavoratori in condizioni anche abbastanza difficili e in solitudine. E’ un approccio che, francamente, fatico a comprendere”.