Cronaca

Riavvio temporaneo della centrale, Tirreno Power si rivolge anche al gip e presenta una seconda istanza

Sala Controllo VL 5 Tirreno Power operazione trasparenza

Vado L. C’è una seconda istanza per richiedere l’autorizzazione dell’esercizio temporaneo e vincolato dei gruppi VL3 e VL4 della centrale termoelettrica di Vado Ligure, sotto sequestro dallo scorso 11 marzo. Il documento, indirizzato non più alla Procura, ma al gip Fiorenza Giorgi, è stato presentato questa mattina dai legali di Pasquale D’Elia, capocentrale ed ora anche custode giudiziale dei gruppi a carbone.

Una mossa arrivata un po’ a sorpresa visto che una prima istanza di dissequestro era arrivata ai magistrati savonesi nei giorni scorsi, ma che trova una spiegazione ben precisa. Anche se la richiesta avanzata dai legali di D’Elia, gli avvocati Alessandra Cacchiarelli e Antonio Cosimo Cuppone di Roma (supportati dal collega di Savona Fausto Mazzitelli), è la stessa, i contenuti dell’istanza sono leggermente diversi.

La seconda, nello specifico, è una sorta di “integrazione” della prima visto che motiva ancora più nel dettaglio la necessità di smaltire il carbone stoccato nel carbonile della centrale attraverso la combustione. Si tratta di un totale di 190 mila tonnellate e 80 mila sarebbero da utilizzare con urgenza, con il rischio di autocombustione o picchi di monossido di carbonio per la presenza del combustibile in giacenza.

All’istanza consegnata al giudice Giorgi sono allegate ulteriori considerazioni tecniche che spiegano perché la combustione del carbone, secondo Tirreno Power, è l’unica via percorribile per smaltirlo in sicurezza e scongiurare il rischio che la materia prima stoccata nel carbonile possa incendiarsi e sviluppare gas infiammabili. Una tesi che, già nella prima richiesta di dissequestro, era stata sostenuta dai legali e dal perito di parte, l’ingegner Gian Giorgio Parodi.

Pur essendo stata consegnata al gip, anche questa seconda istanza passerà all’esame del Procuratore Francantonio Granero e del sostituto Chiara Maria Paolucci, che si esprimeranno attraverso un parere. A quel punto, salvo che la Procura non decida di accogliere la richiesta di Tirreno Power, l’ultima parola spetterà al giudice Giorgi che dovrà decidere se consentire un esercizio temporaneo dei due gruppi a carbone.

L’integrazione all’istanza presentata dai legali dell’azienda prevede di riavviare l’impianto per circa 40 giorni, il tempo necessario per smaltire il carbone. Un’operazione che seguirebbe dei criteri molto rigidi e avverrebbe sotto la supervisione diretta della magistratura.

Secondo l’azienda l’integrazione ed i suoi contenuti rispondono alle richieste avanzate dall’autorità giudiziaria e rappresentano l’unico modo per smaltire il carbone: utilizzando dei camion per movimentarlo sarebbero necessari seimila mezzi pesanti e sei mesi di tempo per completare il trasporto.