Economia

Portuali savonesi in coro: “Legge positiva, ma il porto di Savona deve restare autonomo”

Savona. “Il porto di Savona deve rimanere indipendente”. Lo chiedono con forza terminalisti, agenti e spedizionieri, e tutti coloro che operano all’interno del porto, al termine di un vertice all’Unione Industriali di Savona dove hanno fatto il punto sulla proposta di legge che vorrebbe riformare l’autonomia dei porti, nel quale si parla di un possibile accorpamento degli scali di Savona e Genova.

“Abbiamo esaminato insieme il disegno di legge – spiega Alessandra Orsero, presidente degli agenti e degli spedizionieri – e abbiamo trovato che per molti aspetti è estremamente positivo: ad esempio prevede un partenariato tra pubblico e privato che permetterà finalmente anche ai privati di partecipare agli investimenti dei porti. Sicuramente positiva anche l’idea di una regia nazionale, che evita di sprecare risorse preziose, così come l’autonomia finanziaria dei porti e la sburocratizzazione delle procedure”.

A preoccupare, però, è la ventilata ipotesi di fusione tra la Port Authority della Torretta e quella della Lanterna. “Come comunità portuale savonese siamo estremamente preoccupati – conferma Orsero – perché crediamo che ci sia veramente il rischio di sottrazione di risorse importantissime per il territorio. Questo è un progetto di grande rilevanza che ha bisogno di essere costantemente seguito. Con la fusione con Genova, ci sarebbero comunque risorse e mezzi per continuare a seguire operativamente questo progetto?”.

Il porto di Savona è già oggi un porto “core” (come vengono definiti gli scali chiave nello scacchiere dei traffici marittimi), spiega il vice presidente della sezione terminalisti dell’Unione Industriale di Savona, Gerardo Ghiliotto: “E’ il primo porto nel mediterraneo per l’importo di frutta, tra i primi 5 per general cargo, ottavo per le rinfuse solide e nono per le liquide, tredicesimo per i contenitori già oggi ma destinato a migliorare quando sarà operativa la piattaforma, quinto per le crociere e per gettito di diritti doganali per 1,2 miliardi di euro. Tutto questo merita un posizionamento assolutamente autonomo”.

Anche perché, secondo il presidente dell’Associazione Terminalisti del porto di Savona, Giorgio Blanco, il rischio è che la perdita di autonomia decisionale comporti una minore efficacia e tempestività nell’affrontare eventuali problemi dello scalo. “Siamo molto preoccupati – spiega – un accorpamento con Genova sicuramente farebbe perdere quella governance che oggi ci permette di essere un porto che in poco tempo riesce a risolvere i problemi in tempi brevi e senza difficoltà. Abbiamo già dimostrato in passato di essere in grado di farlo. Anche la procedura della piattaforma potrebbe essere a rischio: ed ora che le procedure sono avviate e il progetto va avanti sarebbe assurdo stoppare i lavori”.