Savona. “Il momento è drammatico”. Si respirano tensione e grande preoccupazione tra i lavoratori di Tirreno Power, durante il presidio all’esterno della Prefettura. Il sequestro è arrivato per loro come un fulmine a ciel sereno, spiega il portavoce della Rsu, che punta il dito: “La centrale è chiusa per un provvedimento dell’autorità giudiziaria, mentre avrebbe dovuto esserci una regia politica insieme al Ministero dell’Ambiente. Non bisognava arrivare a questo”.
Ora l’azienda sta studiando i documenti e le violazioni contestate dal gip: i legali dovranno fare le loro valutazioni entro il 25 marzo, quando ci si siederà nuovamente al tavolo della prefettura per decidere cosa fare. “Prefetto, Provincia e sindaci si sono presi un impegno grandissimo – spiega il portavoce della Rsu – ritengono indispensabile sia tutelare l’ambiente che salvaguardare l’occupazione. Si pensa di guardare anche ad un piano industriale che possa dare respiro alla provincia ed aumentare l’occupazione”.
“Tutti interventi ragionevoli e corretti – ribadisce Luca Porcile, anche lui della Rsu – speriamo al tavolo del 25 di avere più informazioni sia da parte aziendale e che per quanto riguarda l’analisi dei documenti che hanno portato alla chiusura”.
“I lavoratori sono alla disperazione – continuano dalla Rsu – ma abbiamo chiesto al momento di non mettere in moto gli ammortizzatori sociali. Domani tutti i lavoratori si recheranno presso il comune di Quiliano, riteniamo sia importante avere un incontro diretto con i sindaci di Vado e Quiliano. Non vogliamo difendere l’azienda, che si difende da sola, ma i lavoratori, per quanto li concerne, sono consapevoli di aver sempre rispettato le norme. Riteniamo poi indispensabile che se la Procura decide che ci sono nuove norme da rispettare le concordi col Ministero dell’Ambiente, e non che solo Tirreno Power debba sottostare a queste normative”.