Vado Ligure. I due gruppi a carbone della centrale Tirreno Power di Vado Ligure sono stati sequestrati. Il provvedimento è stato firmato questa mattina dal gip del Tribunale di Savona Fiorenza Giorgi.
La richiesta, presentata dai pm che coordinano l’indagine, è motivata dal fatto che alcune verifiche effettuate dai tecnici del Ministero dell’Ambiente accerterebbero alcune violazioni dell’Aia, l’Autorizzazione Integrata Ambientale che determina i parametri da rispettare.
I carabinieri sono entrati all’interno della centrale vadese alle 11.50 di questa mattina e stanno eseguendo il provvedimento di sequestro disposto dall’Autorità Giudiziaria. I militari del Noe stanno provvedendo a spegnere l’impianto e ci vorranno circa 23 ore: un’operazione lunga e complessa, che richiede tempo, per questioni di sicurezza. Le operazioni di spegnimento dovrebbero completarsi tra le 16 e le 18, e poi serviranno altre 13 per attuare un sistema di “bunkeraggio” necessario per lo smaltimento del carbone.
Dal sequestro è escluso invece il gruppo elettrogeno a metano, che non è soggetto alle restrizioni contenute nell’Aia. Tirreno Power potrebbe quindi in linea di principio continuare la propria attività utilizzando quest’ultimo: il gruppo a metano è tuttavia spento da tempo, in quanto considerato ormai antieconomico. La procura ha anche disposto il commissariamento della centrale: commissario designato è Massimiliano Salvi, il direttore recentemente subentrato a Giovanni Gosio.
Secondo le prime informazioni sul sequestro ci sarebbero una serie di violazioni Aia, con l’accusa rivolta all’azienda di non essersi adoperata per “limitare i danni” per le emissioni prodotte dalla centrale termoelettrica: tradotto, avrebbe potuto essere sufficiente ridurre il regime degli impianti o alternarne l’utilizzo per ridurre le emissioni. Un altro punto chiave dell’ordinanza riguarda lo SME (Sistema Monitoraggio Emissioni a camino) che il 14 dicembre 2012 era stato intimato di installare sulla cima di una delle due ciminiere, e che avrebbe dovuto leggere tutti i dati delle emissioni. L’azienda lo avrebbe installato in ritardo rispetto ai nove mesi di tempo concessi e, secondo l’accusa, lo avrebbe posizionato alla base della ciminiera anziché in cima e con una taratura errata: lo SME avrebbe quindi riportato risultati inattendibili.
Nel provvedimento si prevede che l’impianto potrà riaprire in caso di adeguamento alle migliori tecnologie disponibili da parte dell’azienda.