Cronaca

Sequestro Tirreno Power, i lavoratori tremano: a rischio 500 posti

Vado Ligure. Il sequestro dei due gruppi a carbone della centrale Tirreno Power di Vado Ligure, disposto questa mattina dal giudice Fiorenza Giorgi, potrebbe mettere a rischio il posto di 500 lavoratori, tra quelli direttamente operanti sui gruppi e l’indotto.

Si respira grande preoccupazione negli operai che assistono allo spegnimento dell’impianto da parte dei carabinieri del Noe. La notizia ha ovviamente già varcato i cancelli della centrale, e in tutto il paese, così come sui social network, ci si divide tra chi gioisce per la chiusura dopo le note accuse a livello ambientale e sanitario, e chi guarda con disperazione al proprio futuro.

E mentre l’azienda aspetta di conoscere nel dettaglio le motivazioni, mentre si aspetta di capire i tempi per una eventuale riapertura, qualcuno fa il conto di quanti siano i posti di lavoro direttamente colpiti dal provvedimento di sequestro, che teoricamente non impedisce l’attività della centrale (il gruppo a metano non è stato sequestrato) ma nella pratica ne sancisce la chiusura (l’azienda ha già annunciato di considerarlo antieconomico e di non avere in programma un’accensione).

Questi i numeri: sono 220 i dipendenti diretti di Tirreno Power, di cui 170 direttamente coinvolti nell’operatività dei due gruppi a carbone spenti oggi, 15 sui gruppi a ciclo combinato (che però non sono in funzione) mentre i restanti appartengono in massima parte al ramo amministrativo.

Oltre a questi vanno conteggiati i circa 300 lavoratori dell’indotto (ad esempio personale addetto alla manutenzione, alle pulizie, oppure i locali di ristoro della zona) che verranno colpiti dalla chiusura della centrale.

Ma se per i dipendenti diretti, in caso di chiusura prolungata, la cassa integrazione è garantita, per i lavoratori dell’indotto non esiste alcuna garanzia in tal senso. E mentre i vadesi più ambientalisti esultano, quelli più vicini a Tirreno Power tremano.