Cronaca

Indagine ambientale sull’Italiana Coke: conferito l’incarico per una consulenza come quella di Vado

italiana coke

Cairo M. Nelle scorse settimane era diventata una voce più che insistente, ma ora ha il carattere dell’ufficialità: anche sullo stabilimento dell’Italiana Coke di Bragno sarà svolta una consulenza ambientale ed epidemiologica simile a quella effettuata per la centrale a carbone di Vado. La Procura ha infatti ufficialmente conferito l’incarico ai consulenti che si occuperanno degli “accertamenti tecnici” (come previsto dall’articolo 360 del codice di procedura penale i magistrati hanno informato anche l’azienda, che potrà quindi nominare degli esperti di parte).

Ad eseguire lo studio saranno gli stessi tre consulenti che si sono già occupati della centrale di Vado: Paolo Crosignani, primario dell’istituto Tumori di Milano, che è stato perito di parte per la popolazione di Casale Monferrato nel processo per le morti d’amianto, Paolo Franceschi, pneumologo di Vado Ligure, responsabile per l’ambiente dell´Ordine dei medici di Savona, e Stefano Scarselli, esperto del settore biologico-scientifico e di inquinamento ambientale.

I lavori dei consulenti, che dovranno cercare di fornire risposte precise ai quesiti del pm, che tengono conto sia dell’aspetto epidemiologico che di quello ambientale, inizierà nei prossimi giorni. L’ipotesi di reato per la quale si indaga, come nel caso della centrale vadese, identificata come “disastro ambientale” prevista dall’articolo 434.

Che anche l’Italiana Coke di Bragno fosse sotto stretta osservazione della Procura non è una novità, ma nell’ultimo periodo nulla era più trapelato sull’andamento dell’inchiesta su eventuali fattori di inquinamento prodotti dall’azienda. Nel mirino dei magistrati savonesi ci sono (erano anche stati eseguiti dei controlli da parte dei tecnici dell’Arpal) diversi aspetti, dalla conformità dell’impianto per il trattamento delle acque reflue alle normative in materia ambientale.