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Tirreno Power, domani lavoratori in strada davanti alla Prefettura: “Leggere di dati falsificati ci imbarazza”

Vado Ligure. Si è conclusa con la decisone di scendere in strada, domani mattina, di fronte alla Prefettura, l’assemblea dei lavoratori di Tirreno Power.

Un’assemblea molto calda, svoltasi in un clima tesissimo. Molti i lavoratori che sono andati via senza parlare, su tutti aleggia la forte preoccupazione che il sequestro possa comportare in sostanza la chiusura definitiva della centrale e la perdita del posto di lavoro.

“Mai vista una sala così gremita – dice il portavoce della Rsu Cisl – non erano presenti solo i lavoratori diretti di Tirreno Power ma tutti quelli che operano all’interno della centrale. Sono tutti preoccupati, e oltretutto se i dipendenti della centrale avranno sicuramente accesso ad ammortizzatori sociali adeguati, quelli delle aziende piccole corrono il rischio fortissimo di rimanere a casa”.

I lavoratori spiegano di aver seguito minuto per minuto le operazioni fatte con Arpal e Ispra: “Siamo consapevoli che tutto è stato fatto rispettando pienamente le regole. Addirittura i lavoratori che hanno seguito le ispezioni vorrebbero che fossero resi pubblici tutti i dati raccolti da Arpal e Ispra, proprio per fugare ogni possibile dubbio, tanta è la consapevolezza di aver sempre operato nel rispetto delle regole”.

Per questa ragione i lavoratori si dicono arrabbiati per il sequestro: “Aver letto che i dati sono falsificati imbarazza. I dati devono essere raccolti da un ente terzo – chiede la Rsu – perché il fatto che i controlli fossero gestiti direttamente dall’azienda è proprio il motivo per cui vengono messi in dubbio. I lavoratori vorrebbero addirittura che i delegati di Arpal e Ispra fossero presenti 24 ore al giorno in centrale, proprio per verificare e validare i dati emessi dalla centrale”.

Al termine dell’assemblea si è deciso di scendere in piazza, domani mattina, con un presidio davanti alla Prefettura. E’ stato anche chiesto un incontro al prefetto, che ha convocato i portavoce della Rsu le 12, così come un incontro al Ministero. I lavoratori vogliono anche un faccia a faccia con i vertici aziendali per chiedere conto di come è stata gestita la situazione, ma dovranno attendere: i dirigenti dell’azienda sono a loro volta partiti per Roma.

“Lo sconcerto è grandissimo, così come preoccupazione e tensione tra tutti i lavoratori – rincara il portavoce di Rsu Cgil – abbiamo chiesto che alla manifestazione ci sia tutto il nostro personale incluso l’indotto, perché siamo tutti coinvolti allo stesso modo. Ma non sarà uno sciopero, siamo legati alla legge per il pubblico servizio quindi non possiamo farlo: sarà una manifestazione spontanea, credo che prenderemo un giorno di ferie”.

L’incertezza sul futuro è tanta: “C’è ancora del lavoro da fare, dobbiamo mettere in sicurezza gli impianti, non basta spegnere la caldaia per poterli abbandonare – spiega il portavoce di Rsu Cgil – Li seguiremo finchè saranno in sicurezza, poi l’azienda ci dirà cosa fare, ad esempio interventi di manutenzione straordinaria”.

La possibilità di perdere posti di lavoro, dicono, è drammaticamente reale: “Arrivare a fare quanto chiesto dall’ordinanza non è così semplice, i limiti dati sono quelli che si avrebbero alla fine della ristrutturazione che l’azienda chiede sin dal 2008. A fine ristrutturazione potremmo rispettarli, oggi dovremmo fare i salti mortali”.