
“L’accordo di programma è carta straccia”. Prende posizione in modo schietto, senza mezze misure, il Partito Comunista dei Lavoratori in merito al piano shock di Piaggio, che prevede 372 esternalizzazioni con 165 esuberi, di cui 48 solo nello stabilimento di Finale Ligure.
“Quello che sta avvenendo è purtroppo la conferma clamorosa delle ragioni che abbiamo sostenuto controcorrente in questi anni – continuano dal partito – contro un’operazione presentata come garanzia della difesa dell’occupazione e che, invece, come avevamo previsto e denunciato, si è rivelata l’esatto opposto. Un colpo mortale all’occupazione e al territorio”.
Il PCL è categorico: “I 150 prossimi licenziamenti sono solo la punta dell’iceberg. Bene hanno fatto, anche se tardivamente, i sindacati a dichiarare irricevibile il piano Piaggio. Il problema è che questo piano può essere respinto e cancellato non con dichiarazioni critiche ma solo con un’azione di lotta unitaria e radicale dei lavoratori e delle loro organizzazioni.
“Il piano Piaggio va respinto, non può essere negoziato – ribadisce la nota – Il ritiro del piano e con esso di qualsiasi forma di attacco ai posti di lavoro e ai diritti dei lavoratori è la precondizione di un negoziato con l’azienda. Il ritiro del piano può essere strappato solo da un’azione congiunta dei lavoratori degli stabilimenti di Finale e Sestri Ponente anche, se necessario, con l’occupazione della fabbriche fino al ritiro del piano stesso”.
“Se gli azionisti dichiarano la necessità di un ridimensionamento degli organici a causa del mercato non possono pensare di far pagare il prezzo agli operai: se c’è meno lavoro questo venga ripartito fra tutti a parità di salario. Se gli azionisti non ne sono capaci allora si pretenda che l’azienda venga nazionalizzata, senza indennizzo per padroni incapaci, e che passi sotto il controllo dei lavoratori”, concludono dalla segreteria del partito.