Albisola S. Erano finiti in manette perché ritenuti gli assassini di Rosa Vivalda Bellino, l’ottantottenne uccisa la sera del 14 dicembre del 2011 nella sua casa di via De Rege probabilmente durante un tentativo di furto. Accusa che, dopo alcuni mesi passati in carcere da due cittadini albanesi, Viktor Markja e Eugen Dervishi, era caduta: anche gli accertamenti del Ris di Parma avevano chiaramente escluso che ci fossero tracce dei due presunti killer all’interno dell’appartamento della singora.
I due albanesi, che la sera dell’omicidio dell’anziana erano effettivamente ad Albisola, avevano sempre negato di essere gli assassini, ma al giudice avevano confessato di aver “solo” rubato uno scooter. Reato per il quale stamattinai due sono comparsi davanti al giudice Donatella Aschero in udienza preliminare. Markja e Dervishi sono stati condannati in abbreviato rispettivamnete a quattro anni di reclusione e 1200 euro di multa e a due anni e 600 euro.
A collegare gli albanesi con l’omicidio erano stati una telefonata concitata (i due erano intercettati dalla polizia di Alessandria che indagava su alcuni furti), e che risaliva ad una ventina di minuti dopo il delitto, la loro presenza vicino alla casa della pensionata, il ritrovamento di arnesi da scasso nelle loro abitazioni. Poi però il rapporto del Ris non aveva riscontrato altri elementi contro di loro: non c’era alcun riscontro obiettivo che collegasse i due albanesi all’appartamento dell’omicidio. Infatti, sul piede di porco e sugli abiti sequestrati ai due albanesi non erano state trovate tracce biologiche relative alla vittima. Stesso copione per gli oggetti analizzati in casa della donna, sui quali non vi erano tracce del passaggio dei due stranieri.
Gli inquirenti hanno quindi fatto cadere le accuse più gravi lasciando in piedi solo quella di furto per la quale stamattina i due sono stati condannati in tribunale.







