Albenga. Oggetti sacri dai nomi ormai sconosciuti e libri antichissimi che, in media, hanno minimo cento anni. Sono quelli che fanno bella mostra di sé sotto le torri ingaune, nell’esposizione allestita in questi giorni dall’associazione “Vecchia Albenga” nella sua sede di Palazzo Oddo.
Passeggiando in questa atmosfera “ecclesiastica”, ci si può imbattere nel purifichino, che serve al prete per pulire il calice alla fine della messa; nella palla, che è un fazzoletto inamidato che il parroco pone sul calice; nel pisside, ossia la coppa sacra per le ostie consacrate; nel manipolo, che serviva al prelato per asciugarsi il sudore durante le funzioni. E ancora, curiosando tra questi oggetti che si usano – o si usavano, visto che il passare degli anni ha mutato rituali e abitudini – per celebrare la Messa, si può ammirare una pianeta, ossia un paramento liturgico, di colore rosa e che non tutte le parrocchie possiedono perché si utilizza due sole volte all’anno: la penultima domenica di Quaresima e la penultima di Avvento. In queste occasioni gioiose il colore rosa si sostituiva al “solito” viola.
Un viaggio tra tradizioni antichissime, immersi in libri davvero datati, che appartengono una parte a monsignor Giorgio Brancaleoni, vicario della Diocesi di Albenga-Imperia, e una parte alla biblioteca del seminario. Come quello del 1771 della Compagnia del Carmine (fondata nel 1612) o l’antifonario, il libro dei canti che utilizzavano a Santa Maria in Fontibus. Il tutto “osservati” dalla raffigurazione di Pio XII posta accanto a quella del “nostro” monsignor Cambiaso, per poi alzare lo sguardo per ammirare i fanali dell’oratorio di Campochiesa o il curioso “registro” delle presenze dei confratelli alle varie funzioni, o, ancora, rievocare la tradizionale votazione dei priori che avveniva con l’utilizzo bussolotti in cui si ponevano fagioli bianchi o neri a seconda del gradimento del “candidato”.
La mostra sarà visitabile fino a lunedì 6 gennaio.



















