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Vaccarezza su settimana corta: “Con questi tagli non si capisce che il problema è ‘scuole chiuse o no'”

Savona. La scure dei tagli si abbatte anche sulla scuola e, in tutto lo Stivale, si ragiona sulla settimana corta, mentre alcuni istituti aprono “a turno” per risparmiare. A Savona, la Provincia si è seduta al tavolo con i dirigenti scolastici, chiedendo anche al ministro di non scaricare sempre i problemi sugli enti locali e di sganciare i vincoli del Patto di Stabilità almeno per questo settore, in modo da permettere una ristrutturazione di istituti ormai fatiscenti.

“La polemica sulla settimana corta è tra coloro che non capiscono in quale periodo stiamo vivendo e pensano ancora di vivere nell’italico Bengodi e quelli che si rendono conto che siamo in un momento drammatico – esordisce il presidente della Provincia di Savona, Angelo Vaccarezza – Il problema non è scuole aperte 5 o 6 giorni, ma è scuole aperte o no: i 5600 istituti superiori sono di proprietà delle Province, enti, questi ultimi, che subiscono un taglio di 1 miliardo e 200 milioni. Ora sfido qualsiasi famiglia a vedere diminuite del 66% le proprie entrate e mantenere l’identico tenore di vita. E’ impossibile”.

“In tutto ciò, la Provincia di Savona è messa meglio, perché è stata governata bene in questi 4 anni, abbiamo fatto investimenti oculati e oggi può garantire servizi, ed è quindi ancora in grado di ragionare sulla scuola – continua Vaccarezza – In altre parti d’Italia si ragiona già sul doppio turno, cioè alcune scuole chiudono e alcune aprono solo nel pomeriggio. Se questo Paese non decide chi fa cosa e con quali soldi non possiamo continuare a garantire servizi. Noi siamo ora al tavolo col mondo della scuola perché siamo ancora in condizione di offrire servizi di qualità per il 2013”.

“Questo abbiamo detto al ministro, chiedendogli che almeno sulle scuole vanga meno il patto di stabilità, dal momento che ci troviamo con edifici fatiscenti e infrequentabili, e voglia che smettano di scaricare sugli amminstratori locali i problemi. Dopo i tecnici e i saggi abbiamo ora gli espreti: che facciano qualcosa. E’ vergognoso che i problemi arrivino sempre in periferia” conclude il numero uno di Palazzo Nervi.

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