
Savona. La segreteria provinciale di Forza Nuova interviene in merito al caso di cronaca relativo ai due extracomunitari clandestini tunisini, accusati di furto ai danni di una signora, che si sono rifiutati di farsi difendere da due avvocati di sesso femminile rallentando ed ostacolando di fatto l’iter processuale.
“Ciò che si è verificato al tribunale di Savona succede in ogni tribunale d’Italia ogni giorno e dimostra, per l’ennesima volta, quanto non ci possa essere nessuna integrazione con persone provenienti da una cultura non assimilabile ed ostile alla tradizione italiana ed occidentale – si legge nella nota di Forza NUova – Mentre le istituzioni ‘democratiche’, ‘libertarie’, ‘permissive’ continuano ad offrire ingenti risorse, non solo economiche, continuano nel loro progetto di integrazione forzata, continuano a trascurare gli italiani per garantire diritti ai clandestini extracomunitari, i furti, le violenze, i soprusi, gli stupri, lo spaccio di droga aumentano in maniera rilevante, e gli artefici sono sempre gli stessi: clandestini nord africani, senza dimora, senza casa, senza stipendio, liberi di circolare, di delinquere, di ‘sfottere’ il sistema come il caso del tribunale di Savona dimostra”.
“Forza Nuova chiede una presa di posizione del sindaco Federico Berruti, sempre che questo non sia impegnato a organizzare un altro evento in Comune per garantire anche a questi due ‘signori’, lo ‘ius soli’ cittadino e la cittadinanza onoraria – si legge ancora nella nota – In una società seria e in uno Stato che tutela veramente i propri cittadini, in uno Stato forzanovista quindi, soprattutto in un momento di crisi economica, Arbi Sassi e Salim Maraki, non sarebbero mai potuti risiedere a Savona, non avrebbero mai potuto fare i loro porci comodi, non avrebbero mai potuto delinquere, non avrebbero mai potuto rifiutarsi di farsi difendere da due avvocati, peraltro pagati anche dal disoccupato, dal precario, dal pensionato italiano”.
“Forza Nuova si augura, pur non avendo nessuna fiducia nella magistratura, che il processo sia esemplare, che una volta condannati, scontino la loro pena in carcere (a spese nostre) per poi essere immediatamente e veramente, non solo a parole, espulsi dal territorio nazionale” conclude la nota.