
Savona. E’ ripreso questa mattina in tribunale il processo per la violenta lite familiare avvenuta lo scorso 13 aprile in via Gioberti, a Savona, quando un cinquantenne savonese, E.S., era finito agli arresti per lesioni e porto abusivo d’arma dopo lo scontro con l’ex “genero”, G.D., 35 anni, a sua volta finito all’ospedale dopo essere stato colpito con una mazza da baseball.
Stamane in aula è stata ascoltata la vittima dell’aggressione, che ha ricostruito la vicenda dal proprio punto di vista. La violenta discussione tra i due era avvenuta in via Gioberti, sotto l’appartamento dove la figlia dell’uomo e G.D. vivevano prima di lasciarsi, una casa di proprietà della ragazza che, di fatto, sarebbe però stata occupata dall’ex che avrebbe anche cambiato la serratura. Vista l’impossibilità di entrare nell’alloggio la giovane, incinta, aveva chiesto al trentacinquenne di poter entrare per recuperare alcuni effetti personali, tra cui la documentazione medica relativa alla gravidanza. La donna era accompagnata dal padre e dalla compagna di lui.
G.D. ha riferito in aula che il giorno prima del fatto aveva scambiato messaggi con la ex per decidere di vedersi e per chiarire alcune cose. Ha affermato che lei e famiglia sapevano che avrebbe lasciato l’appartamento a breve e che, alla fine, è stato vittima di agguato. Alle 14 citofona lei, lui scende e appena varca il portone la ragazza lo chiude alle sue spalle. A quel punto saltano fuori i genitori: la madre lo spinge e il padre di lei lo colpisce con mazza. Questa la ricostruzione del trentacinquenne.
“Mirava alla testa; io mi sono difeso e infatti mi ha rotto l’ulna del braccio. Non ho avuto modo di dire o fare nulla, ho solo preso botte” ha detto il trentacinquenne. Il processo è rinviato al prossimo 4 novembre per sentire altri testimoni.