Cronaca

Il finanziere savonese Luigi Cozzolino assolto in Appello dall’accusa di concussione

Corte d'appello Genova

Savona. La Corte d’Appello di Genova ha assolto il finanziere Luigi Cozzolino, 41 anni, che era stato arrestato nel gennaio del 2010 con l’accusa di aver sviato delle indagini su un traffico di droga nel porto di Vado, dall’accusa di concussione, il più grave dei reati che gli venivano contestati. “Il mio assistito ha scontato tredici mesi di carcere, di cui dieci nella fortezza di Santa Maria Capua Vetere, per un reato infamante – concussione – per il quale era stato arrestato e dal quale i giudici dell’appello lo hanno scagionato assolvendolo ‘perché il fatto non sussiste’. Ritengo sia giusto e doveroso restituire a questo servitore dello Stato, grazie alle cui indagini nel 2008 a Vado Ligure vennero sequestrati oltre quattro chili di cocaina purissima proveniente dal Costarica, la dignità e l’onore di cui è stato privato per anni” è stato il commento del difensore, l’avvocato Franco Aglietto, dopo il verdetto.

Secondo l’accusa il militare aveva ottenuto 50 mila euro per sviare delle indagini su un traffico di cocaina dal Costarica. In particolare avrebbe chiesto e ottenuto una mazzetta da un maestro di sci di Cengio, Stefano Patetta, coinvolto nel traffico di droga, in cambio – secondo la Procura – della cancellazione di un’intercettazione telefonica che lo avrebbe incastrato. Per Cozzolino era stata disposta la confisca dei beni ritenuti frutto dell’attività illecita: l’alfa romeo, la moto, il motorino, oltre al blocco del conto corrente bancario.

Ieri invece la prima sezione della corte d’Appello di Genova ha assolto Cozzolino con formula piena dalla concussione, convalidando invece la condanna per altre due accuse, la rivelazione di segreti d’ufficio (il finanziere spiega Aglietto – “convinto nella prima fase delle indagini che Patetta fosse estraneo al traffico, gli aveva inavvertitamente rivelato che ci sarebbero state indagini a suo carico”: e di questa accusa il militare si è assunto ogni responsabilità; e quella di non aver tenuto al corrente i suoi superiori delle indagini in atto).

“Su questo punto andremo in Cassazione perché ci sono i rapporti di servizio e le testimonianze dei superiori stessi che dicono il contrario. Tanto che l’operazione di sequestro della droga, nell’ottobre del 2008, si concluse brillantemente anche grazie al ruolo di infiltrato svolto da Cozzolino” ha però precisato l’avvocato Aglietto. Ieri i giudici genovesi hanno quindi ribaltato il verdetto di primo grado (tre anni e 4 mesi in abbreviato) condannando Cozzolino ad un anno e otto mesi.