Albenga. Il direttore generale del Centro Pannunzio professor Pier Franco Quaglieni ha scritto una lettera al ministro degli Esteri Emma Bonino per segnalare il caso di Tomaso Bruno e di Elisabetta Boncompagni i due giovani condannati all’ergastolo in India, “seguendo – secondo Quaglieni – procedure del tutto anomale e vistosamente contrarie ai più elementari principi giuridici”.
Nella lettera Quaglieni, richiamandosi anche ad un intervento da lui fatto nel 2011 con Marco Pannella, che aveva assicurato il suo interessamento al caso dei due giovani, scrive, tra l’altro: “Cara Emma, mentre i tuoi due predecessori non hanno dimostrato di occuparsi seriamente di un caso eclatante di mala giustizia, sono certo che tu, per la tua storia politica garantista e per la Tua sensibilità personale verso questi temi,vorrai assumere iniziative concrete a tutela di due cittadini italiani che sono stati arrestati e condannati senza prove certe all’ergastolo dopo lunghissimi periodi di carcerazione preventiva in condizioni certo non esemplari”.
“Il problema del carcere in India è sicuramente peggiore di quello, già gravissimo, che viviamo in Italia e che Tu e Marco avete tante volte sottoposto all’attenzione dell’opinione pubblica italiana ed internazionale. Non vorremmo che il caso dei due Marò italiani, che sta a cuore a tutti noi, oscurasse i diritti violati di due giovani che solo recentemente hanno avuto spazio sui media per il diuturno impegno dei genitori di Tomaso che hanno speso gran parte del loro tempo in questi anni per difendere le ragioni della giustizia e i diritti del proprio figlio” prosegue Quaglieni.
“Io, che conosco i genitori di Tomaso, ogni volta che li incontro leggo sul loro volto un’atroce sofferenza e il dramma intimo che essi vivono con grande dignità e con risoluta fermezza. Un’intera Città, Albenga,ha saputo raccogliersi attorno a loro e allac tragedia che sta vivendo Tomaso. Voglio pregarti di occuparti personalmente di questo caso che merita attenzione e che suscita, in tutti coloro che vogliono una giustizia giusta, una profonda indignazione” conclude Quaglieni.