Savona. Assolto per la tentata estorsione, condannato per la simulazione di reato. Si è chiuso con questo verdetto, questa mattina, il procedimento penale a carico di Francesco Landi, l’artigiano edile che era scomparso dalla sua abitazione savonese il 19 giugno scorso e ritrovato qualche settimana dopo a Napoli. Landi, che era difeso dall’avvocato Paolo Foti, ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato ed è stato condannato ad un anno e due mesi con la sospensione condizionale della pena.
Davanti al giudice Fiorenza Giorgi l’artigiano doveva ripondere, oltre che di tentata estorsione e simulazione di reato, anche dell’accusa di porto abusivo di arma visto che, al momento dell’arresto, era stato trovato in possesso di un coltello. Anche per questa terza accusa Landi è stato assolto perché “il fatto non sussiste”. Secondo la tesi difensiva il fatto che l’uomo avesse con sé l’arma bianca era giustificato: essendo fuori di casa l’artigiano lo utilizzava come utensile multiuso.
Landi, fuggito di casa senza dare più notizie di sé, in tre occasioni – il 24 giugno, e il 2 e 5 luglio – con voce contraffatta, aveva telefonato al figlio Lele tentando di estorcergli 30 mila euro per sistemare alcuni problemi economici a cominciare dalle rate dell’affitto da pagare. Per quella tentata estorsione l’uomo era stato arrestato a Napoli (il gip del tribunale partenopeo aveva però convalidato il fermo, ma senza applicare alcuna misura). Al giudice, l’artigiano 65enne aveva spiegato di aver architettato questo piano perché si vergognava della situazione economica nella quale si era ritrovato e che le telefonate erano anche un modo per far sapere ai suoi cari che era vivo.
