
Liguria. Quasi tre ginecologi su quattro, negli ospedali liguri, si rifiutano di praticare l’interruzione volontaria di gravidanza.
E il ricorso all’obiezione di coscienza, come riportato anche da una recente relazione del Ministero della Salute, è sempre più diffuso anche tra anestesisti e personale non medico. Secondo gli ultimi dati ufficiali, i ginecologi obiettori sono il 66,9% del totale, gli anestesisti il 35% e il personale non medico il 20,7%. Percentuali meno preoccupanti rispetto al resto del Paese, ma che pregiudicano l’accesso al servizio da parte delle pazienti.
La possibilità di obiezione è prevista dall’articolo 9 della legge 194/78. Lo stesso articolo, però, impone agli enti ospedalieri di assicurare l’effettuazione degli interventi di ivg e alle Regioni di controllarne l’attuazione attraverso la mobilità del personale.
Con un ordine del giorno di Sinistra Ecologià Libertà chiede al presidente e alla giunta regionale di garantire una presenza di almeno il 50% di personale non obiettore nelle strutture sanitarie liguri, consultori compresi, di costituire una commissione di controllo e verifica, e che ai medici sia concessa la possibilità di eseguire gli interventi anche in strutture private autorizzate dalla stessa Regione.
“Il problema è reale – dice Stefano Quaini (nella foto), di Sinistra, Ecologia e Libertà in Regione – e mi stupisco che qualcuno lo affronti, forse, ancora sul piano ideologico. Quest’ordine del giorno avrebbe dovuto essere sottoscritto all’unanimità”.
“Eppure la questione dell’alto tasso di obiezione di coscienza per l’aborto tra il personale sanitario è una questione che va risolta in fretta. Secondo la Fiapac, Federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione – conclude Quaini -, entro tre anni ci sarà un ulteriore crollo dei medici non obiettori, la maggior parte dei quali ha oggi tra i 50 e i 60 anni”.