Cronaca

I marò in Italia per votare, gli amici di Tomaso insorgono: “Un’infamia”. A marzo i genitori in India

Tomaso Bruno - Elisabetta con i genitori di Tomaso

Albenga. “La licenza premio ai militari per ragioni elettorali e il totale disinteresse per il caso di Tomaso è un’ennesima infamia”: la “sentenza” via Facebook arriva dal professor Pier Franco Quaglieni, direttore del “Centro Pannunzio” e fa proseliti sul profilo “Tomaso Libero!” a sostegno dei due ragazzi condannati all’ergastolo e rinchiusi nel carcere di Varanasi da tre anni senza prospettive di permessi-premio, ma solo con la speranza che il processo che inizierà a settembre cambi radicalmente la loro situazione.

La Corte Suprema indiana, ha giudicato infatti “ammissibile” il ricorso contro la condanna in secondo grado e ha fissato l’esame del merito per il prossimo tre settembre. Il ricorso è stato presentato dall’avvocato Mukul Rohatgi, considerato uno dei 10 avvocati più esperti dell’India per questo tipo di procedure.

Intanto i genitori del ragazzo ingauno partiranno il prossimo 16 marzo per l’India rinnovando online l’appello di sempre: “Se volete scrivere a Tomaso potrete farmi avere le vostre lettere” scrive mamma Marina. Intanto, dopo l’incontro col ministro degli Esteri che si è detto felice dell’esito dell’ultima udienza, la speranza è che le istituzioni si interessino sempre di più al caso dei due giovani accusati di aver ucciso l’amico Francesco Montis nel corso di un viaggio a Varanasi, dove i tre condividevano la camera di un albergo.

Al momento, rilevano gli amici di Tomaso e Elisabetta, la differenza di trattamento con i due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati somali, è fin troppo palese.

“Le solite italianite: un mese per votare, la seconda volta in Italia, e per Tommy ed Ely nemmeno una settimana. Che schifo” scrive Gianni. “Non bastava il permesso natalizio. Ora anche uno per votare. Non potevano votare come tutti gli altri italiani all’estero, in prigione e non? Un bel permesso per venire ad assistere al conclave non glielo vogliamo dare a sti due poverini?” concorda Agnese.