Savona. Faceva leva sulla passione calcistica, ma non usava uno schema tipico del pallone: metteva invece in campo un modello proprio della finanza truffaldina, ovvero il celebre schema Ponzi, quello impiegato da Bernard Madoff, l’autore di una delle più grandi frodi di tutti i tempi. Raffaele Uzzauto, arrestato questa mattina dagli agenti della polizia di frontiera, era arrivato a movimentare oltre un milione e mezzo di euro.
Truffa, attività bancaria-finanziaria abusiva e illecita attività di investimento o gestione collettiva del risparmio sono i reati contestati all’ex presidente del club nerazzurro. Secondo l’accusa, Uzzauto utilizzava come “specchietto per le allodole” iniziative di cene sportive con i giocatori dell’Inter (alcune effettivamente realizzate, altre no), insieme ad altre iniziative di tifoseria, e chiedeva denari che sarebbero però stati investiti con la promessa di guadagni alti e subitanei.
Un’attività di gestione del risparmio non solo abusiva, ma fasulla: i soldi non venivano immessi in attività produttive o finanziarie, ma venivano usati per creare una catena secondo lo schema Ponzi. Con l’effetto che questo schema a lungo andare provoca: i denari non generano nessuna rendita o interesse, ma vengono incamerati e in parte usati per rispettare le promesse verso le persone inizialmente coinvolte. Quando iniziano a scarseggiare i nuovi investitori, il castello implode.
L’appello degli investigatori ha funzionato: dopo dieci giorni di indagini serrate molte persone si sono presentate per sporgere querela. “Dalle due denunce iniziali siamo arrivati ad una ventina – spiegano gli agenti della polizia di frontiera – Il giro della truffa, inizialmente di 100 mila euro, già vertiginoso, ora è quantificabile tra il milione e mezzo e i due milioni di euro. Ci sono vittime del raggiro che hanno chiamato anche da fuori Savona, dal Piemonte e dalla Lombardia”.
“Uzzauto – proseguono – usava il modello Ponzi, nato negli Stati Uniti, promettendo ingenti guadagni immediati, ma con un meccanismo fumoso per giustificare gli investimenti; chiedeva i soldi per cene sportive, gadget o trasferte, sostenendo di poterli far fruttare finanziariamente. Però poi doveva coinvolgere sempre nuovi investitori per poter pagare i profitti ai primi, secondo uno schema piramidale”.
“Con il passare del tempo il sistema salta – sottolineano gli inquirenti – E’ riuscito a movimentare cifre che sfiorano i due milioni, non non c’è traccia di investimenti in banca. Sinora risulta che abbia agito sempre da solo. Stamane durante l’arresto sono state effettuate perquisizioni e dal computer dell’uomo sono emersi dati interessanti, ma ancora da valutare. La truffa più rilevante accertata sinora è quella ai danni della signora genovese, poi ce n’è un’altra che ha colpito un savonese, che ha versato 400 mila euro”.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata firmata dal gip Donatella Aschero ed eseguita dagli agenti della polizia di frontiera, coadiuvati dai colleghi della Divisione Pasi della Questura. A Uzzauto sono stati sequestrati, fra l’altro, due appartamenti, una a Torre del Mare e l’altro a Santuario.
Ci sono inoltre dubbi su quale fosse la relazione reale tra il club di via Gramsci ed il coordinamento dell’Inter Club. Sinora non c’è nemmeno un’attestazione da cui risulti che Uzzauto era formalmente presidente dell’Inter Club di Savona (non esiste un libro soci che lo identifichi come tale). E ora l’appello è rinnovato: chiunque si ritenga truffato si rivolga alla Polmare.