Regione. “Il redditometro va fermato subito, senza se e senza ma. E’ uno strumento iniquo, che penalizza i cittadini onesti ed instaura in Italia uno Stato di polizia fiscale in luogo dello Stato di diritto. Sono infatti i princìpi del diritto a stabilire che l’onere della prova spetta a chi muove un’accusa, non a chi la subisce. E’ la Costituzione vigente a sancire che ‘tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva’, quella vera e non quella presunta dai criteri del redditometro. Questo strumento è stato il regalo di Natale di Monti agli italiani, il decreto che lo attua va ritirato senza indugio, anche perché caratterizzato da diversi profili di incostituzionalità”. E’ quanto dichiara, in una nota, l’onorevole Michele Scandroglio, deputato del Popolo della Libertà.
“La Corte dei Conti e la Corte di Cassazione – prosegue Scandroglio – hanno già assestato duri colpi al redditometro di Monti. La prima ha detto no all’uso disinvolto dei dati, la seconda ha ricordato chi è il titolare dell’onere della prova. Ora bisogna dare il colpo di grazia a questo marchingegno, anche attraverso l’impugnazione del decreto e i legittimi ricorsi alle Commissioni Tributarie e al Tar”.
“Bisogna lasciarsi alle spalle – conclude il deputato del Pdl – un modo di condurre i controlli fiscali che tratta i cittadini e le famiglie come sudditi e non come persone. Uno Stato liberale, come giustamente chiede il presidente Berlusconi, si comporta in maniera diversa da quella a cui ci ha abituati la coppia Monti-Befera”.