Savona. Ha visto un furgone parcheggiato in doppia fila, con il portellone posteriore aperto e, senza pensarci troppo su, ha arraffato uno degli scatoloni contenuti nel mezzo. Quando è scappato con quel pacco senza essere visto, probabilmente, un quarantacinquenne cileno, Antonio Jaime G.N., non aveva nemmeno idea di quello che poteva contenere e dei guai che avrebbe passato per quel furto. La scatola infatti era destinata alla banca Carisa di via Gramsci a Savona e custodiva 500 carnet da dieci assegni ciascuno.
Un bottino che ha portato poi il cileno, che vive a Genova con la famiglia, ad essere accusato in un primo momento di ricettazione e poi, dopo la sua confessione, di furto. La circostanza che ha portato l’uomo ad essere scoperto dalla polizia è stata a dir poco rocambolesca: Antonio Jaime G.N. stava guidando verso casa quando la sua auto ha avuto un guasto ed è stato soccorso da una pattuglia della stradale. Gli agenti mentre lo aiutavano si sono accorti però della presenza nella vettura dei carnet di assegni nuovi e si sono insospettiti. Da lì sono partiti gli accertamenti che hanno permesso di scoprirne la provenienza e per il sudamericano sono iniziati i guai.
A quel punto l’uomo, difeso dall’avvocato Alessandro Famularo, ha ammesso il furto (che risaliva al novembre 2010) e restituito tutta la refurtiva. Un atteggiamento del quale il giudice, che stamattina lo ha condannato, ha comunque tenuto conto. Antonio Jaime G.N. (che aveva piccoli precedenti penali per furti di generi alimentari) è stato condannato a otto mesi di reclusione e 180 euro di multa in abbreviato.
