Economia

Liguria, nel 2012 fallite duecento imprese

lavoratori Infineum

Emergenza fallimenti: nel 2012 sono state 34 le imprese ogni giorno costrette a portare i libri in Tribunale, oltre 1.000 al mese, per un totale di 12.463 fallimenti. È il dato più alto dal 2009, ovvero da quando la crisi economico-finanziaria ha iniziato a far sentire i suoi effetti. Negli ultimi quattro anni sono state 45.301 le imprese italiane ad aver dichiarato fallimento.

Questa è la fotografia che emerge dall’Analisi dei fallimenti in Italia aggiornata al 31 dicembre 2012 e realizzata da Cribis D&B, la società del Gruppo Crif specializzata nella business information. Il trend dei fallimenti rilevato dal 2009 al 2012 evidenzia un netto aumento, con un incremento del 2% nel 2012 rispetto al numero registrato nel 2011, quando i casi erano stati 12.169. La variazione sale a +10% rispetto al 2010 (quando i fallimenti erano stati 11.268) e addirittura a +33% rispetto al 2009 (9.383 casi).

Il 2012 si è chiuso con 3.745 fallimenti nell’ultimo trimestre, dopo i 3.212 casi di gennaio – marzo, i 3.109 di aprile – giugno, i 2.397 di luglio – settembre. Tre quarti dei fallimenti ha riguardato società di capitali (il 76% del totale), il 13% società di persone, l’11% ditte individuali. “Purtroppo il consuntivo dei fallimenti registrati nel 2012 non sorprende in quanto il perdurare della crisi non poteva non riflettersi anche su questo indicatore, confermando una volta di più lo stato di grande difficoltà in cui versano molte imprese italiane – afferma Marco Preti, amministratore delegato di Cribis D&B -. Peraltro, il trend di fallimenti era stato anticipato anche dai dati relativi ai ritardi di pagamento accumulati dalle imprese nei confronti dei fornitori”.

La distribuzione dei fallimenti presenta situazioni molto differenti tra le diverse aree geografiche. Oltre un quinto dei casi 2012 ha interessato la Lombardia (22,7% del totale): nel 2012 hanno dichiarato fallimento 2.826 imprese ma dal 2009 ad oggi sono stati complessivamente quasi 10.000 i casi rilevati. La seconda regione per numero di fallimenti è il Lazio, con 1.345 casi nel 2012, pari al 10,8% del totale nazionale, seguita dal Veneto (1.082 casi, pari al 8,7% del totale) e dalla Campania con 1.008 (8,1%). Vengono poi il Piemonte (961), la Toscana (865), l’Emilia Romagna (861), la Sicilia (651) e la Puglia (565). Più di 400 fallimenti hanno invece interessato imprese delle Marche, oltre 300 dell’Abruzzo, seguito da vicino da Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Sardegna e Umbria, tutte con più di 200 fallimenti.

Ancora una volta l’Edilizia è il settore ad aver evidenziato le maggiori criticità sul fronte dei fallimenti: con oltre 2.600 imprese fallite nel corso del 2012, infatti, quasi un caso su cinque ha interessato questo comparto. Sono state 1.571 le attività fallite nella “costruzione di edifici” mentre 1.040 casi sono stati rilevati tra gli “installatori”. Dall’inizio 2009 ad oggi si contano 8.740 fallimenti nel settore edile, cui si accompagnano le criticità rilevate tra le imprese del settore immobiliare, che ha chiuso il 2012 con 658 fallimenti.

Molto colpito anche il commercio all’ingrosso, che supera i 1.700 casi di fallimento nel corso del 2012 (954 casi nel commercio all’ingrosso dei beni durevoli, 747 nel commercio all’ingrosso di beni non durevoli), a cui vanno aggiunti gli oltre 1.400 fallimenti del commercio al dettaglio (tra cui i settori più colpiti sono “ristoranti e bar”, “abbigliamento e accessori”, “arredamento – articoli per la casa”, “alimentari”, “rivenditori vericoli e stazioni di servizio”). Nell’industria, invece, i settori più colpiti risultano essere le manifatture in metallo (563 fallimenti), l’abbigliamento ed altri prodotti tessili (245), i macchinari industriali e computer (243), l’alimentare (210), l’industria del mobile e accessori per arredi (204), liindustria della pietra e vetro (175) e le attrezzature elettriche ed elettroniche (139).