Savona. Addio a Don Carlo Rebagliati. L’ex economo della Diocesi di Savona ed ex parroco di Noli e Tosse si è spento questa notte alle due nell’ospedale San Paolo dove era ricoverato, dopo mesi di lotta con una malattia che non gli ha lasciato scampo. Don Carlo, 65 anni, era una figura molto conosciuta in città: per quasi 15 anni aveva gestito i conti della Diocesi e, prima, oltre a fare il sacerdote si era occupato dei tossicodipendenti.
Negli ultimi anni il nome di Don Carlo era finito al centro della cronaca per il suo impegno nella battaglia contro i preti pedofili, ma anche per una vicenda giudiziaria che lo riguardava da vicino (era stato indagato con l’accusa di aver “forzato” un parrocchiano ad avere rapporti sessuali) e poi archiviata. Un’inchiesta che aveva portato il Vescovo ad “invitare” l’ex economo a dimettersi dallo stato clericale in attesa che la sua posizione fosse chiarita. Una richiesta che aveva incontrato l’opposizione dei parrocchiani di don Carlo che gli sono sempre rimasti vicini, ma che era stata accettata dal sacerdote nel giugno 2011. Entrato in seminario a 16 anni, don Rebagliati nel 1994 aveva scoperto di essere sieropositivo. Decise di curarsi a Savona, senza timore di essere riconosciuto.
L’impegno nel denunciare i preti pedofili aveva portato Don Rebagliati a schierarsi al fianco di Francesco Zanardi, il grande accusatore della Diocesi di Savona. Insieme a Zanardi e all’ex economo si era impegnato nella denuncia degli abusi anche Roberto Nicolick. Proprio quest’ultimo, alla notizia della morte di Rebagliati, ha voluto dedicargli un ricordo.
“Carlo Rebagliati è andato via. Era malato, molto malato. La sua malattia in sei mesi di dura lotta lo ho ucciso in un letto d’ospedale dove ha combattuto la sua ultima battaglia. In realtà la sua vera malattia era l’essere buono e disponibile verso il suo prossimo, anche se spesso non veniva ripagato con la stessa moneta, ma al contrario toccava con mano, l’ingratitudine di coloro che aveva aiutato e soccorso in tutti i modi. Carlo, nella sua vita terrena, praticava la massima evangelica dell’ama il prossimo tuo come te stesso, e in molte occasioni porgeva l’altra guancia anche a chi era prevaricatore nei suoi confronti. Se si dovesse fare un bilancio tra il bene che ha dispensato e quello che ha ricevuto, ci sarebbe uno spread enorme” scrive Nicolick.
“Nonostante ciò, Carlo, anzi Don Carlo che rimane un prete, migliore sicuramente di tanti altri suoi confratelli, continuava a dare e a non ricevere – continua Nicolick -. Era nella sua natura di Pastore. Dopo aver fatto il Parroco, in diverse situazioni, e pure l’organizzatore di eventi sani e Cristiani, Carlo si trovò anche ad amministrare le risorse economiche della Diocesi, venendo a contatto con personaggi un po originali e con pratiche finanziarie decisamente creative. In seguito, Carlo dovette scandalizzarsi ed addolorarsi per taluni preti, che commettevano reati di pedofilia, usando la tonaca come copertura. Scelse di stare dalla parte delle vittime e quindi, per questo suo atteggiamento giusto e corretto, subì una persecuzione accanita dal sistema che all’opposto non proteggeva le vittime”.
“In tali occasioni ho conosciuto Carlo ed ho imparato a stimarlo e a rispettarlo come si conviene ad una persona buona e per bene come in effetti era lui. Carlo era un prete, un sacerdote, un ministro di Dio, nel vero senso della parola e nel significato forte ed importante che possono avere queste parole. Qualcuno volle, a causa delle sue scelte scomode di giustizia, con fare da inquisizione, strappargli la tonaca da addosso per delegittimarlo, ma in realtà, l’abito talare era dentro la sua anima e nessuno, tranne Iddio, che Carlo ha sempre amato e rispettato, poteva fare questo ultimativo gesto persecutorio. Ora Carlo non c’è più, su questa terra ma vive in un’altra dimensione e tutto il bene che ha fatto tramanda la sua memoria tra le persone che gli hanno voluto bene” conclude Nicolick.





