Cronaca

Rialto, case affacciate sul baratro: sensori e interventi urgenti sul luogo della frana

Rialto. E’ l’immagine di un salto nel vuoto la frana che a Rialto nei pressi di piazza Calvi, uno scivolone di terra vertiginoso visto dalle case che ora circondano il luogo dello smottamento. Non ci sarebbe pericolo per le sette famiglie che abitano i tre caseggiati e, difatti, non è stata emanata alcuna ordinanza di sgombero. Ma l’effetto, ad occhio, è inquietante.

Spiega il sindaco Silvio Casanova: “E’ stata un’esperienza tragica per le persone che lo scorso 28 novembre, nel pomeriggio e di notte, con due boati hanno visto aprirsi questa grossa frana. La problematica parte dal 16 marzo 2011, da lontano, quando abbiamo registrato il primo cedimento verso il fiume. Purtroppo, pur avendo mandato progetti e schede della Protezione Civile, non ci sono stati riconosciuti i danni alluvionali. L’assessore regionale Briano ha comunque prestato interesse e il nostro caso è finito nel bilancio triennale della Regione, con un iter che va lentamente”.

Per ora l’amministrazione procede con provvedimenti urgenti, per evitare che la frana peggiori, anche in considerazione di possibili precipitazioni. “Il Comune ha fatto determine per interventi d’urgenza: ripristino della fognatura, spie per misurare l’allargamento delle lesioni, copertura con i teli per riparare dall’acqua piovana. Scatterà un’altra determina per effettuare carotaggi ed analisi geologiche” osserva il primo cittadino.

Servono le risorse economiche per partire con un primissimo intervento, almeno, ma i danni in realtà richiederebbero una cifra elevata, forse un milione di euro. “Tra ripristino della frana esistente e rifacimento dei muri laterali – conclude Casanova – occorrono subito almeno 118 mila euro e per questo già a maggio avevamo presentato un progetto. Sono pochi denari, ma necessari per partire ed arrivare a mettere in sicurezza almeno all’altezza della fogna esistente e della strada vicinale”.

Il geologo Giampiero Alberelli sottolinea: “Ho rilevato una situazione particolarmente pericolosa perché qui c’è una borgata. E’ l’effetto di un territorio fragile, fatto di montagne scistose con frande pedemontane e paleocumuli come questo che ha forti erosioni. Il rio Canterana ha eroso il terreno nel tempo, creando versanti molto ripidi. Ci sono una serie di sedimenti di materiale fini. Un’analisi più dettagliata ha fatto ritrovare materiale roccioso a dieci metri dal piazzale”.

“L’origine del movimento franoso – prosegue – è probabilmente da imputare ad un flusso di acqua ipogea. Non ci sono elementi che possano far pensare ad una sollecitazione agli edifici, che non presentano particolari lesioni. La frana è ora coperta con teli e sono state riattivate le fognature che, nel giorno 29, ancora bagnavano la frana”.

Un pericolo diretto per le case della zona, ora, sarebbe remoto, ma tra gli abitanti il livello di attenzione e apprensione è alle stelle. Appositi sensori installati in prossimità dei muri rilevano in tempo reale ogni minimo movimento del terreno: un sollievo, almento, in questa situazione precaria che attende un intervento strutturale.