Savona. Giro di false fatturazioni: quattro imprenditori rinviati a giudizio, tra cui figura anche Pietro Fotia, e due che hanno invece scelto di patteggiare. E’ questo l’esito dell’udienza preliminare, celebrata questa mattina davanti al giudice Filippo Pisaturo, relativa al filone “fiscale” dell’inchiesta “Dumper”. A giudizio insieme a Fotia, amministratore della Scavo-Ter, andranno anche Mario Taricco, già titolare dell’omonima ditta di ferramenta e duplicazione chiavi in via Giacchero, Andrea Baccino della Bbg Costruzioni e Vittorio Baghino della Sale Scavi.
Hanno invece scelto la via del patteggiamento gli altri due imprenditori per cui il pm Ubaldo Pelosi aveva chiesto il rinvio a giudizio, ovvero Maximiliano Gandolfo, titolare della Cg Quasar di Altare (al quale veniva contestata anche la bancarotta fraudolenta) e Roberto De Maestri, titolare della Società Costruzioni Generali. Il primo, assistito dall’avvocato Attilio Bonifacino, ha patteggiato due anni e sei mesi di reclusione, mentre il secondo, difeso dall’avvocato Luigi Levati, ha patteggiato sei mesi. Il processo a carico di Fotia, Baccino, Baghino e Taricco (difesi dagli avvocati Badella, Brin, Frizzi e Ricco) è stato invece fissato per l’8 maggio prossimo nel tribunale di Savona.
Per tutti l’accusa era di aver creato un giro di false fatturazioni che avrebbe coinvolto, oltre alla Scavo-Ter, anche le altre aziende che avrebbero fornito documentazioni false per raggirare il fisco.
Il filone fiscale dell’inchiesta Dumper era scattato in seguito ad un controllo della Guardia di Finanza, nel 2009, negli uffici della Scavo-Ter a Vado Ligure. Dalla verifica – si legge nelle 50 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata nel maggio 2011 dal gip Fiorenza Giorgi – “emergevano rilevanti rapporti economici e finanziari con diverse società risultate essere evasori totali e che non risultavano in attività”.
Dai successivi controlli era poi emerso che queste società (Quasar Cg Srl, Società Costruzioni Generali Srl, Aaronne Srl, Aaronne Consorzio, Badrock Srl) – sempre secondo l’accusa – “avevano emesso fatture in tutto o in parte inesistenti nei confronti della Scavo-Ter, la quale aveva in tal modo ottenuto vantaggi fiscali illeciti e la costituzione di fondi occulti, realizzati anche attraverso complessi passaggi fiscali e triangolazioni”.
In un primo momento nell’inchiesta (la stessa che aveva anche portato in manette l’ex dirigente dell’ufficio tecnico di Vado Roberto Drocchi che ha già patteggiato) era finito nel mirino dei magistrati anche il legale rappresentante di Scavo-Ter, Donato Fotia, fratello di Pietro, che però non solo non risulta indagato, ma anzi figura come “danneggiato”: nell’ipotesi di reato a carico del fratello Pietro si legge infatti “…all’insaputa del legale rappresentante dell’azienda”.