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Nichi Vendola a Savona, il coordinatore Tarditi: “Il popolo di sinistra ritrova la propria ragione di essere”

Savona. Ha riscaldato i cuori dei suoi sostenitori savonesi: ieri, nel suo intervento nella città della Torretta all’interno della sala consiliare, Nichi Vendola ha rinvigorito le aspettative dei simpatizzanti locali di Sel. “E’ andata in scena una grande rappresentazione di ciò che potrebbe essere questo Paese se prevalessero le idee di chi fa del bene comune l’obiettivo della propria vita – commenta il coordinatore provinciale del partito, Elvio Tarditi – L’interprete principale è entrato nel cuore della scena è ha immediatamente catturato l’attenzione di tutti i presenti: donne e uomini, giovani e meno giovani, insegnanti studenti, lavoratori e pensionati”.

“Appartenenza vera e sincera di un popolo di sinistra che ha smarrito la propria ragione di essere e che quasi incredulo la ritrova in carne ed ossa di fronte a sé. Vecchie parole che riprendono vigore in una nuova narrazione che non rifiuta la modernità, ma la reinterpreta utilizzando concetti consolidati: società, pari opportunità, educazione, bellezza, lavoro e rispetto per il mondo che custodiamo” aggiunge Tarditi.

“Un forte bisogno di cambiamento ci attraversa, sappiamo che un’epoca è fortunatamente finita ma stentiamo ancora a trovare le parole chiave, le linee guida da seguire: grande è la confusione sopra e sotto il cielo. Abbiamo bisogno di suggestioni di ritrovare il senso del nostro vivere quotidiano, di scorgere al di la degli affanni e delle nostre fatiche uno scopo superiore, un cerchio luminoso che ci segnali la fine del tunnel buio in cui troviamo. Nichi Vendola a Savona ha suggerito e proposto le parole e la direzione giusta da seguire, tocca a tutti noi ora trasformare tutto ciò in azioni concrete” conclude il coordinatore provinciale di Sel.

Parlando di ipotetiche alleanze, Vendola ha sottolineato che “non dobbiamo stringere alleanze soltanto per giocare una partita e vincerla, ma dobbiamo dare realmente la possibilità a questo Paese di rimettersi in piedi, anche se credo che la logica di inglobare il liberismo, i suo apologeti e i suoi cantori in un governo del cambiamento significhi mettere un’ipoteca mortale proprio sulla parola cambiamento”.