
Borghetto Santo Spirito. “O annullano la sentenza con cui mi ordinano di effettuare la bonifica dell’area oppure spostano il depuratore da un’altra parte in modo che io possa procedere con l’intervento”. Grazia, vedova di Francesco Fazzari, si scaglia contro la Servizi Ambientali che si occupa del depuratore consortile di Borghetto. Nel maggio del 2006 il tribunale di Savona aveva emesso una sentenza che la condanna a versare un risarcimento di cinque miliardi delle vecchie lire e ad occuparsi a proprie spese della “integrale rimessione in ripristino dei luoghi”.
“Uno dei luoghi cui fa riferimento la sentenza – riferisce Grazia Fazzari – è il sito sul quale è stato costruito il depuratore consortile. Ora mi chiedo: come posso bonificare un sito sul quale è stata costruita una struttra come quella? Mi pare che ci sia qualcosa che non quadra”.
Per la donna la bonifica avrebbe dovuto precedere la realizzazione dell’impianto di depurazione. Il bando di gara è stato indetto nel 2005, mentre i lavori sono partiti nel 2006. “Posso capire gli obblighi di legge – prosegue – però visto che c’era ancora una procedura legale in corso forse sarebbe stato meglio che i lavori fossero rimandati di qualche tempo, in modo che io potessi ottemperare a quanto mi era stato ordinato dal tribunale”.
Ad agosto la donna ha chiesto di accedere all’area. “Credo sia mia diritto legittimo poterne esaminare lo stato – afferma – Per tre volte gli addetti mi hanno sbarrato la porta. Ho scritto alla Servizi Ambientali per chiedere la motivazione di questo comportamento. Nella risposta il direttore mi chiede di specificare le ragioni della mia richiesta, perché la società ‘non è a conoscenza di alcuna sentenza relativa ai luoghi in causa’. Mi riesce difficile pensare che i quadri della Servizi Ambientali non siano a conoscenza della causa che mi vede coinvolta”.
Di qui una vertenza che oppone Grazia Fazzari non solo alla Servizi Ambientali, ma anche ai Comuni azionisti della partecipata. La stessa si spinge oltre e contesta: “Nonostante sotto il depuratore si trovi una falda acquifera nessuno ha effetuatto i carotaggi necessari. Non vorrei che, in caso di disgrazia, si dicesse che è colpa nostra”.
“La sentenza del tribunale mi obbliga ad effettuare la bonifica, ma finché il depuratore si trova lì non posso fare nulla – osserva la donna – Quindi le possibilità sono due: o annullano la sentenza che mi obbliga alla bonifica e a versare il risarcimento o spostano il depuratore altrove e mi lasciano fare quello che devo fare”. “Mi piacerebbe incontrare e parlare con il procuratore capo della Repubblica di Savona – conclude – per andare a visitare insieme lo stabilimento di Borghetto”.