Liguria. Ecco l’intervento integrale del presidente della giunta Claudio Burlando sulla vicenda del ponte ad Ameglia, al centro del Consiglio regionale di questa mattina. “Appena ho appreso dell’iniziativa dei colleghi Melgrati e Rosso ho preso contatto con il presidente del Consiglio per riferire in aula sulle opere realizzate a seguito dell’alluvione del novembre 2011. La Liguria è stata colpita da tre tremende alluvioni in poco più di un anno e in tutti e tre i casi sono stato incaricato dal governo di svolgere il ruolo di commissario straordinario. Un lavoro che ho svolto con risorse scarse, che sono anche arrivate con grandissimo ritardo: basti pensare che le risorse per l’alluvione di Genova e Varazze sono arrivate pochi giorni fa. Fin da subito fu chiaro che sarebbe stato impossibile fronteggiare la situazione con le risorse ricevute. Abbiamo allora attivato il Fondo di solidarietà europea i fondi perenti e poi anche con i fondi Fas ed abbiamo impegnato risorse regionali per 7,4 milioni di euro per opere che non potevano essere definite di somma urgenza, ma che erano giudicate indispensabili alla vita delle popolazione spezzina: la ricostruzione del ponte della Colombiera, la Metanizzazione di Vernazza e la rete fognaria della Val di Vara. Delle tre la più complicata era il ponte della Colombiera e avevamo poco tempo. Basti pensare che il ponte era lungo solo 150 metri ma, in sua assenza, occorreva fare 15 chilometri per raggiungere l’altra sponda del Magra”.
“I tempi erano estremamente stretti e l’intera comunità non voleva affrontare l’estate senza il monte, ma in quei tempi era impossibile usare procedure ordinarie di gara che avrebbero richiesto procedure di gara, approvazione del progetto e di esecuzione molto lunghe. Ebbi allora più volte contatti con la Corte dei Conti per trovare la possibile soluzione che ci consentisse di risolvere il problema provvisoriamente e la strada individuata fu quella di mettere a gara non un progetto classico ma una fornitura. La fornitura di un manufatto già esistente, l’esempio era un palco per un concerto o una festa che non viene costruito per l’occasione ma si monta e si smonta. Abbiamo avuto due mesi e mezzo per capire cosa serviva alla comunità e cosa c’era di pronto. Si è pensato alla soluzione più classica: il ponte di barche, ma esso, chiudendo la possibilità di transito sul fiume alle imbarcazioni, avrebbe danneggiato il settore della nautica. Il ponte apribile, invece, avrebbe dovuto venire aperto troppo di frequente creando problemi al flusso veicolare. Decidemmo quindi di cercare un manufatto che potevano contemperare le diverse esigenze e stabilimmo di bandire la gara di evidenza pubblica senza definire un importo, ma lasciare a offerta libera. I 7,4 milioni disponibili pensavamo di dividerli per i tre interventi: era difficile lasciare Vernazza senza metano, la Val di Vara senza fognature e il Magra senza ponte. Non abbiamo avuto contatti con le imprese, ma è in questa fase che il vicepresidente Fusco segnala all’assessore Raffaella Paita il nome di un tecnico che aveva disponibilità di questi materiali. L’assessore Paita non ritenne utile fare direttamente la verifica ma la affidò agli uffici. Il 16 di febbraio emettemmo il bando concordando tutto con la Corte dei conti e definimmo una commissione giudicatrice composta da un rappresentante delle infrastrutture, la dottoressa Fortunato, uno dell’ambiente, l’ingegner Boni, e uno dell’ufficio gare Nicola Poggi. Tutto ciò avendo molta cura che i componenti della stessa non avessero avuto alcuna azione di scouting, cioè non avessero avuto nessun rapporto con i soggetti potenzialmente interessati alla fornitura. Come soggetto attuatore venne scelto l’architetto Carla Roncallo, dirigente dipartimento infrastrutture dell’Anas, una persona di grande esperienza che aveva lasciato la Liguria poche settimane prima e non era stata minimamente coinvolta nell’azione di scouting”.
“Il bando viene firmato il 16 febbraio, il nostro obiettivo era aprire il ponte al più tardi ai primi di luglio. Arrivano le offerte e vengono valutate. Sono 4 con 4 prezzi incredibilmente diversi 3, 6, 9, 12 milioni di euro. L’offerta da 6 è a senso unico alternato quella da 3 è simile ma a doppio senso. E’ evidente che è la migliore e più conveniente ma chi fa l’offerta compie un errore imperdonabile: mette l’offerta economica nella busta dell’offerta tecnica, fatto che comporta l’esclusione. Io mi sono preoccupato non poco, mi sono consultato con la dottoressa Devoli della corte dei Conti e con l’avvocato Cocchi e la loro opinione era univoca: l’esclusione è prevista e sancita dalla giurisprudenza. Una situazione complicata: la gente del Magra premeva perché si arrivasse rapidamente in fondo alla soluzione e noi avevamo un’offerta da 6 milioni per un ponte provvisorio a una corsia mentre quella gara ci diceva che il mercato poteva offrire un ponte a due corsie per 3 milioni. Ci siamo presi alcuni giorni, il 30 la commissione assegnò provvisoriamente la gara all’offerta migliore fra quelle legalmente avanzate. Personalmente e casualmente ho incontrato il titolare dell’impresa che ha fatto errore il quale ha riconosciuto l’errore e ha detto che avevano deciso di non fare ricorso. Io avevo la responsabilità: potevo assegnare o no in quei giorni, l’azienda premeva abbastanza per avere l’assegnazione e iniziare a comperare il materiale altrimenti non avrebbero potuto rispettare i tempi. Io però non me la sono sentita di spendere 3 milioni in più per una struttura meno efficiente e mi orientai per la non assegnazione. Ho chiesto alla dottoressa Roncallo se aveva ricevuto minacce e lei ha risposto che in caso di non assegnazione l’impresa vincitrice avrebbe agito in sede civile e penale contro di noi. Ma l’interesse pubblico stava nel non assegnare ed era ovvio che loro avrebbero fatto gli atti che ritenevano giusto fare, ma un amministratore ci si deve assumere delle responsabilità. Credo che l’azienda abbia agito sulla Corte dei conti nazionale e sulla corte dei conti locale. Io personalmente non ho ricevuto pressioni. Ora pende un ricorso al Tar che si discuterà a febbraio, la Corte dei conti ha chiesto chiarimenti, ma la cosa è finita lì. Ho deciso, dunque, in piena autonomia e assumendomene i rischi. Sebbene non fosse necessario informai la giunta delle mie decisioni e la giunta acconsentì. Abbiamo lavorato tanto e trovato alcune disponibilità professionali. Cociv Impregilo ci ha offerto gratuitamente la demolizione e il Rina ci ha validato il progetto gratuitamente. Il 4 di aprile si è trovata la soluzione: un ponte definitivo per “spalle” e “pile” e provvisorio per il resto. Abbiamo ottenuto il contributo del Cociv e del Rina. Un’altra impresa della Spezia ci ha offerto l’impalcato. Alla fine per il ponte definitivo spendiamo 2,5 milioni. Certo, quello provvisorio avremmo potuto riutilizzarlo, però alla fine considerando tutte le opere necessarie per posizionare la parte definitiva arriveremo a spendere 5 milioni invece dei 6 che ci erano stati richiesti per un ponte provvisorio. Ci vorrà ancora un mese per montare un ingranaggio che solleva la campata per consentire il passaggio delle barche più grosse. Mi pare che complessivamente abbiamo fatto la cosa giusta e che abbiamo usato le risorse pubbliche con molta oculatezza. Di questo sono contento infatti dormo serenamente. Mi spiace che una vicenda nella quale avevamo mostrato il volto di una pubblica amministrazione attenta, rigorosa e molto efficiente sia finita sui giornali per tutt’altri motivi. Resta il fatto che da liguri non abbiamo buttato via un centesimo. Per questo ho deciso di separare la vicenda amministrativa da quella politica di cui, se necessario, parlerò. In ogni caso ringrazio gli assessori Paita e Briano, i dirigenti e funzionari che hanno lavorato in condizioni difficili, le imprese e i professionisti che ci hanno aiutato”.


