Cronaca

Savona, uso disinvolto dei badge: slitta a dicembre l’inizio del processo ai “furbetti” dell’Asl

Savona Tribunale

Savona. Si sarebbe dovuto aprire questa mattina, ma, di fatto, il processo per i “furbetti della Asl”, i 31 dipendenti dell’ospedale San Paolo (fra medici, infermieri e operatori socio sanitari) coinvolti nell’inchiesta della Procura di Savona sull’uso disinvolto dei badge per entrare ed uscire dal posto di lavoro, inizierà il prossimo 20 dicembre.

Stamane infatti, a causa di un difetto di notifica ad uno degli imputati, il procedimento è stato rinviato a dicembre quando invece l’istruttoria entrerà nel vivo. Nella prima udienza sfileranno i testimoni dell’accusa, cinque in tutto, poi si passerà a quelli della difesa. I lavoratori dell’Asl (si tratta di Silvia Albertelli, 45 anni, Giuseppe Barillari, 62, Salvatore Barranca 52, Marinella Bedo, 57, Cristina Bruzzone, 37, Paolo Cafà, 42, Monia Cafferini, 36, Mauro Caffieri, 57, Domenico Caratozzolo, 45, Manuela Carosi, 40, Fulvia Ciarlo, 39, Silvia Cioncolini, 49, Antonella Falco,43, Erika Finocchio, 32, Giorgio Gualdo, 46, Silvia Ivaldi, 48, Alberto Lanzi, 53, Antonella Laurenti, 41, Gianna Negro, 54, Maria Antonietta Nicotera, 58, Giovanna Piacentini, 48, Simona Pili, 38, Marina Pino, 55, Diego Pizzorno, 37, Maria Ivana Poggi, 59, Elisabetta Porasso, 44, Carla Ratto, 42, Mirko Rebagliati, 40, Caterina Rossetti, 55, Mirella Spagnolo, 48, e Angelo Zunino, 53) erano stati colpiti da un decreto penale di condanna al pagamento di una multa di tremilasettecentocinquanta (il corrispondente di 15 giorni di reclusione), ma avevano presentato opposizione. Di conseguenza il giudice, così come vuole la procedura, era stata fissata una data per l’inizio giudizio immediato.

A finire nel mirino della magistratura savonese, nel febbraio del 2010, era stato l’utilizzo dei badge per timbrare l’entrata e l’uscita dall’ospedale San Paolo di Savona (capitava infatti che un collega timbrasse al posto di un altro). Inizialmente tra le ipotesi di reato c’era anche la truffa, ma poi l’accusa a carico dei lavoratori dell’ospedale era stata ridimensionata: in piedi era rimasta solo quella di sostituzione di persona. Era infatti stato appurato che, pur usando irregolarmente il tesserino, gli indagati non si erano assentati dal luogo di lavoro. Insomma la tesi che voleva un collega a posteggiare l’auto mentre l’altro stava timbrando l’entrata per tutti e due, o viceversa, ma nessun lavoratore solo “virtualmente” al lavoro, è sembrata la più corretta. Un comportamento comunque non regolare, ma non così grave da tradursi nel reato di truffa.