Savona. Estate, tempo di vacanze e di abbandoni. Quelli dei quattro zampe che, da alcuni, vengono visti come degli impedimenti invista delle ferie e dei viaggi estivi. Un popolo di “scarica barile” che, oggi, sembra però sempre più in diminuzione, almeno al Nord.
“Da almeno 20 anni il fenomeno odioso dell’abbandono è in netto calo a Savona così come nelle altre città dell’Italia settentrionale – conferma Gianni Buzzi, vice presidente della Protezione Animali savonese – Questa estate abbiamo soccorso solo alcuni gatti che abbiamo poi collocato in famiglie adottive. Spesso incappiamo in ‘strani’ abbandoni: a Varazze, ad esempio, sull’autostrada, abbiamo raccolto delle colombe bianche lasciate lì da un insensibile vacanziero. Per il resto non abbiamo incontrato situazioni critiche”.
Un fenomeno in calo, dunque, anche grazie alla presenza di strutture in grado di accogliere gli animali domestici: “Quella delle spiagge accessibili agli animali, ad esempio, è una battaglia iniziata 20 anni fa dalla Protezione Animali – continua Buzzi – Siamo riusciti ad ottenere, primi in Italia, l’autorizzazione per far sì che gli stabilimenti potessero attrezzarsi per ospitare i quattro zampe. Nel Savonese sono presenti una dozzina di spiagge private o pubbliche per cani, ma non è ancora la soluzione ottimale: l’ideale, per noi, è che ogni Comune si doti di spazi con accesso ai cani. La situazione più critica è a Savona dove non riusciamo a convincere l’autorità portuale a concedere le autorizzazioni necessarie e il Comune a realizzare tali tipi di spiagge”.
Spiagge e acque che, quest’anno, sono popolate anche da un insolito “personaggio”, ossia la manta, ormai divenuta una star nel mare savonese. “La mobula è un animale bellissimo in via di estinzione che si è accasata qui perchè trova cibo. In tale occasione abbiamo potuto apprezzare l’estrema sensibilità della capitaneria e dei tecnici dell’Acquario di Genova nei confronti di un animale da tutelare e che è rimasto ferito da ami e altre attrezzature per la pesca. Ciò conferma quello che diciamo da sempre, ossia di smetterla con la pesca sportiva che arreca solo danni ai nostri pesci e di creare zone di tutela” conclude Buzzi.
