Albisola S. I risultati del Ris di Parma lo avevano già chiaramente detto: non vi sono tracce di Viktor Markja né di Eugen Dervishi all’interno dell’appartamento di via De Rege, ad Albisola Superiore, dove, il 14 dicembre scorso, è stata uccisa l’88enne Rosa Vivalda Bellino.
L’analisi dei tabulati telefonici e delle celle impegnate dai loro telefonini li avrebbe potuti incastrare, sì, avendoli localizzati nelle vicinanze della casa del delitto proprio nell’orario del furto degenerato in assassinio, ma questo non è stato sufficiente a provare che siano stati i due albanesi ad entrare in quella casa e ad uccidere la vecchina. Anzi: sembra proprio che i due fossero in zona, ma impegnati in un altro furto ai danni di un’altra abitazione.
Il risultato è questo: indizi che via via si fanno sempre meno convincenti, una presenza dei ladri nei dintorni della casa di Rosa che appare sempre più come una semplice coincidenza, e una mancanza di riscontri che ha portato il gip a decidere per la scarcerazione di coloro che, per tutti questi mesi, sono stati considerati gli assassini dell’88enne albisolese.
Libertà, dunque, per Markja e Dervishi, 21 anni il primo e 25 il secondo, ritenuti da mesi gli unici responsabili della morte dell’anziana. Il rapporto del Ris, arrivato a fine aprile, parlava però già chiaro: non c’è alcun riscontro obiettivo che colleghi i due albanesi all’appartamento dell’omicidio. Infatti, sul piede di porco e sugli abiti sequestrati ai due albanesi non sono state trovate tracce biologiche relative alla vittima. Stesso copione per gli oggetti analizzati in casa della donna, sui quali non vi sono tracce del passaggio dei due stranieri. Al contrario, restano cinque impronte digitali non identificate, e non presenti nella banca dati delle forze dell’ordine. E che, a questo punto, potrebbero essere quelle dei veri assassini.
Una telefonata concitata, e che risaliva ad una ventina di minuti dopo il delitto, la loro presenza vicino alla casa della pensionata, il ritrovamento di arnesi da scasso nelle loro abitazioni, avevano da subito concentrato l’attenzione degli inquirenti sui due albanesi, peraltro non nuovi ad imprese simili, anche se mai sfociate in delitti (Markja e Dervishi, avrebbero anche fatto parte di una banda specializzata in reati contro il patrimonio sgominata recentemente dalla Squadra Mobile di Alessandria). A quanto pare, però, i malviventi erano impegnati in un colpo in una casa vicina mentre Rosa Vivalda Bellino veniva aggredita e ammazzata senza pietà. Di qui la richiesta di scarcerazione inviata dal pm al gip e la tanto sospirata libertà.







