Savona. Sembrava una imbarcazione rovesciata invece si trattava di una carcassa non ben identificabile di cetaceo di circa 7-8 metri, in avanzato stato di decomposizione. Questa mattina, a circa duecento-trecento metri da riva, la scoperta da parte della motovedetta di soccorso CP 863 della Capitaneria di Porto, dopo aver ricevuta la segnalazione da parte del titolare di uno stabilimento balneare.
La Guardia Costiera ha così avvisato la Fondazione Cima di Savona, consulente in materia di cetacei per gli avvistamenti o gli spiaggiamenti di animali appartenenti alle specie protette. Un ricercatore ha poi identificato nella carcassa i resti – cranio e parte anteriore – di un capodoglio di più di dieci metri, in decomposizione da almeno un mese; la presenza sulla carcassa di pescato demersale (scampi e naselli) non decomposto ha fatto pensare ad un possibile recupero accidentale da parte di reti a strascico.
In contatto con l’Autorità portuale di Savona è stato quindi tentato il recupero della carcassa con l’impiego dei mezzi della società Savona Port Service e del gruppo ormeggiatori, ma il recupero meccanico è risultato impossibile, A questo punto, trattandosi di carcassa insalubre e particolarmente maleodorante, al fine di evitarne lo spiaggiamento su zone frequentate da bagnanti o il suo ingresso all’interno del porto, si è provveduto ad agganciarla con i mezzi di bordo della motobarca Econord, che si occupa della pulizia degli specchi acquei portuali, e a trainarla all’esterno della zona alti fondali, in modo da favorirne la naturale decomposizione all’interno della scogliera presente alla radice della diga foranea, lontano da presenze umane.
Nel primo pomeriggio alcuni pezzi di grasso e pelle staccatasi dalla carcassa hanno comunque raggiunto le spiagge del prolungamento e delle Fornaci, creando qualche allarme tra i bagnanti e i gestori degli stabilimenti balneari; i mezzi nautici e le squadre operative della Capitaneria di Savona, con l’ausilio anche della motovedetta CC 614 della locale squadra nautica dei Carabinieri si sono recati in zona, unitamente al personale della Fondazione Cima, spiegando ai numerosi presenti quanto era accaduto fin dal primo mattino e recuperando i resti spiaggiati del cetaceo per il successivo smaltimento.