Cronaca

L’addio a Monica Ravetta nella chiesa del Soccorso: “Quel sorriso non è spento, ora si moltiplicherà”

Pietra Ligure. I girasoli ricordano il volto sorridente e luminoso di Monica Ravetta, nel giorno dell’addio. I fiori accanto al feretro punteggiano il dolore per una vita recisa troppo presto, a 39 anni, dopo una lunga malattia, affrontata con dignità e intatta gioia di vivere. La chiesa di Nostra Signora del Soccorso, a Pietra Ligure, è stracolma di amici e conoscenti, ammutoliti dal dolore, che sin da ieri si stringono intorno al lutto del marito Luca Tameo, dei genitori, del fratello e della sorella, dei piccoli figli Aurora e Guglielmo.

Le parole dell’omelia interpretano la tristezza del momento: “Il cuore è vuoto e muto, è inevitabile. Le nostre mani sono appesantite dal dolore, da tante domande, aggravate dai conti che non tornano e da quello che non comprendiamo. Monica ci lascia la sua grande testimonianza di sorridere alla vita. Quel volto parlava con il sorriso anche lungo il cammino del suo calvario; non è spento quel sorriso, perché adesso si moltiplicherà”.

E ancora: “Monica non sorriderà più qui, ma dall’alto. Possiamo riempire il vuoto con la lezione che ci ha lasciato, quella di amare la vita come sapeva fare lei, sempre e comunque”.

Monica Ravetta era molto conosciuta in tutto il ponente. In particolare a Borgio Verezzi dove risiedeva con il marito Luca, con il quale ha condiviso 13 anni di matrimonio, e i bambini; a Pietra Ligure per il volontariato nella parrocchia del Soccorso e l’attività commerciale che aveva gestito in centro; ad Albenga dove lavorava in un negozio di abiti da sposa e dove partecipava a diverse iniziative cittadine i con Fieui di Caruggi (che hanno esposto uno stendardo). Noto anche il suo impegno a favore del Centro Oncologico Ligure.

Durante la cerimonia funebre è stato letto un brano tratto dal “Piccolo Principe” di Saint-Exupéry e un canto indiano. Il figlioletto di Monica ha suonato il tamburo durante le parti cantate. “Avete visto che ho suonato per la mia mamma?” ha detto ad alcuni amici al termine della funzione, testimone dell’innocenza e della spontaneità che vede oltre il dolore.