Cronaca

Centri massaggi a luci rosse a Savona e Alassio, indagine chiusa: chiesto il giudizio immediato per 5 persone

Savona. Cala il sipario sulla fase investigativa della vicenda dei centri benessere cinesi “Onda” di Savona e Alassio che erano finiti nel mirino degli investigatori per un presunto giro di massaggi a luci rosse. Il caso era scoppiato all’inizio dell’aprile scorso quando quattro persone erano finite in manette con l’accusa di concorso in favoreggiamento della prostituzione e i due locali, uno in via Torino a Savona, l’altro in viale Hanbury ad Alassio, erano stati sequestrati.

La Procura ha infatti chiuso l’inchiesta sui centri, ribattezzata “Onda Anomala” e ha disposto il giudizio immediato per Chen Changqian, 39 anni, Liu Xialoling, di 32, Ye Min, 36 anni, tutti di nazionalità cinese, considerati i “dominus” dell’organizzazione, e per le due estetiste italiane Silvana Bisio, di 53, e Valentina Marchisio, di 30, che avrebbero svolto il ruolo di “garanti” per il funzionamento dei centri benessere. Il tribunale ha anche già fissato la data per l’inizio del procedimento a carico dei presunti organizzatori delle attività hot che prenderà il via il 19 dicembre davanti al Collegio dei giudici. In questi mesi però gli indagati potrebbero anche richiedere di essere giudicati con un rito alternativo e quindi di evitare il rito immediato.

Secondo l’accusa dietro all’attività di “massaggio orientale” si nascondeva un vero e proprio giro di prostituzione dove una decina di ragazze, tutte orientali, fornivano prestazioni sessuali (mai però rapporti completi) ai clienti che ne facevano richiesta. L’incasso dei “massaggi” sarebbe finito tutto nelle mani di Chen Changqian che, con l’aiuto della compagna Ye Min e della connazionale Liu Xiaoling, gestiva i due centri benessere. Per la Procura era Liu Xiaoling a gestire le dipendenti del centro di Alassio e, in certe occasioni, a raccogliere gli incassi. A Ye Min sarebbe invece toccato il ruolo di gestione degli appartamenti di Savona e Alassio dove le giovani massaggiatrici vivevano.

Le due italiane erano invece state assunte da Chen per poter ottenere tutti i permessi necessari all’apertura dei centri Onda e, di fatto, erano prestanome: la loro presenza, essendo estetiste, infatti era necessaria per consentire ai due centri di svolgere l’attività, ma come ha spiegato bene Silvana Bisio, si limitavano a rispondere al telefono “visto che lì non c’era nessun’altro che parlasse italiano” e non avevano alcun contatto con i frequentatori dei locali.

Dei massaggi e delle prestazioni extra si occupavano le ragazze cinesi, le sole che entravano nelle cabine e incontravano i clienti. Nei due centri sarebbero state impiegate una decina di giovani, tutte sui vent’anni, che lavoravano dal mattino alla sera. Come sul modello dei centri massaggi delle metropoli, il “punto di forza” dei centri “Onda” era nell’orario continuato, dalle 10 alle 23, e nei prezzi contenuti.

Massaggio rilassante corpo a 30 euro per 40 minuti, 40 euro per un’ora; massaggio rilassante a quattro mani a 60 euro per 45 minuti e 80 euro per un’ora. Questo il listino che prevedeva inoltre massaggio thailandese con olio, massaggio giapponese, massaggio rilassante in vasca da bagno, massaggio piedi. Applicazioni che, secondo gli inquirenti, nascondevano dietro l’ambiguità appunto anche prestazioni sessuali.