Savona. E’ stato grande, sentito e caloroso l’omaggio che il mondo della scienza, dell’università e delle istituzioni ha tributato ieri sera al professor Franco Siccardi, in occasione della sua lectio magistralis, l’ultima lezione di una fulgida carriera come docente della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli studi di Genova, carriera che continuerà però come presidente di Fondazione Cima, la struttura scientifica partner di Protezione Civile di cui è stato fondatore nel 2007.
All’appuntamento, ieri sera al campus universatario di Savona, hanno voluto accorrere da varie città d’Italia scienziati, docenti, ex colleghi, allievi e ricercatori, funzionari e figure istituzionali che hanno avuto modo di conoscere Franco Siccardi nel suo lungo e articolato percorso professionale. Erano presenti tra gli altri l’assessore regionale all’ambiente e Protezione Civile Renata Briano, la preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova Paola Girdinio, il prefetto di Savona Geraldina Basilicata, funzionari del dipartimento di Protezione Civile nazionale e dell’Agenzia Spaziale Italiana, oltre ai rappresentanti dei più importanti istituti universitari e dipartimenti scientifici e di ricerca italiani nel campo dell’ingegneria ambientale.
Anche nella sua ultima lezione, il professor Siccardi ha saputo sorprendere, provocare, emozionare. In una sala gremitissima di giovani studenti e più maturi docenti e colleghi, Siccardi ha proposto al pubblico una relazione scientifica, e quindi rigorosamente suffragata da dati, grafici, immagini satellitari, che hanno preso in esame alcuni esempi di catastrofi ambientali, analizzandole non solo dal punto di vista puramente fenomenico e climatico, ma mettendo in connessione fattori economici e sociali, che spesso sono la causa prima dei disastri ambientali.
Dal delta del Niger, in cui vengono distrutte immani quantità di risorse fossili petrolifere, disperdendo nell’atmosfera anche i gas che dal petrolio potrebbero essere recuperati, con gravissimo danno per l´ambiente, al progressivo prosciugamento del lago di Aral, tra Uzbekistan e Kazakhstan, fino alla progressiva depauperizzazione del Mozambico, ad arrivare allo sfruttamento turistico massificato di Marrakesh, Siccardi tocca problematiche ambientali diverse, in aree geografiche distanti tra loro, fino a chiudere su quelle, non meno gravi, dell’Italia.
Alla fine di questo itinerario impietoso tra territori e popolazioni impoveriti e negati c’è spesso lo sfruttamento delle risorse fossili, alimentari, territoriali e umane. Ambiente, disastri cibo, povertà: sono questi i quattro temi chiave per il futuro del pianeta e della civiltà. Quattro temi che costituiscono gli anelli di una catena causale i cui effetti e le cui strettissime correlazioni gli scienziati non possono non vedere, non considerare, non affrontare.
“L’avidità finanziaria globale, nel mondo capitalistico che ha vinto, come nel mondo dell’economia pianificata che ha perso, distrugge risorse e spesso distrugge donne e uomini – ricorda Franco Siccardi -. Non vedere, non sentire, non parlare, negherebbe speranza al nostro mestiere di docenti e ricercatori. Occorre saper reagire quando la mediocrità vuole uccidere la curiosità e la speranza di contribuire a migliorare il mondo. Saper vedere con le tecnologie satellitari più avanzate, saper leggere i processi con le scienze applicate, saper applicare l’esperienza alle azioni, e questo è e deve continuare ad essere il nostro mestiere”.





