Cronaca

Undici rapine messe a segno dai rapinatori scaramantici: incastrati dalle telecamere

Savona. Sono 11 le rapine messe a segno, tra Liguria, Piemonte e Emilia Romagna, dalla banda di rapinatori sgominata dai carabinieri del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Savona. Colpi che avevano fruttato ai malviventi una somma pari a 550 mila euro.

Nella nostra regione, i quattro arrestati avevano colpito il 15 aprile 2011 a Savona, ai danni della filiale Carige (90 mila euro il bottino), e ad Imperia. Si tratta di due latitanti campani, Antonio e Vincenzo Palumbo (padre e figlio) e di una coppia di insospettabili agenti immobiliari piemontesi, Simona Righetto e Claudio Delle Castelli: i primi due, arrestati a Napoli e Rimini, agivano all’interno delle banche, gli altri facevano da basisti.

I basisti fornivano appartamenti e strumenti, fra i quali parrucche. Le armi sequestrate nella casa dei due baisisti, a Bra, sono ora al vaglio del Ris di Parma per le analisi. Agli arrestati viene contestato anche il reato di porto abusivo di armi. La donna è anche accusata di il riciclaggio dei proventi delle rapine, cambiati presso una banca in banconote di piccolo taglio.

Il sodalizio criminale agiva armato di mitragliette e pistole, spesso legava gli ostaggi con nastri da elettricisti e, per alterare i propri tratti somatici, utilizzava tamponi di ovatta che inserivano in bocca e nel naso. Tra le armi utilizzate, due pistole beretta e una Skorpio. L’ultima “razzia” è avvenuta lo scorso 16 settembre a Ceva. Gli inquirenti sono riusciti a recuperare solo i gioielli sottratti in una rapina messa a segno a Savigliano.

I quattro sono stati individuati grazie alle immagini delle telecamere degli istituti di credito “visitati” dalla banda e grazie a una lunga attività di indagine e accertamenti. Nelle abitazioni perquisite, i carabinieri hanno rinvenuto parte dei preziosi trafugati, armi da guerra e clandestine complete di munizionamento, parrucche e fascette utilizzate per immobilizzare le vittime.

I malviventi (in particolare i campani), prima di agire, si rivolgevano ad una cartomante per essere rassicurati sul buon esito della rapina. La divinatrice, con sede nelle Langhe, non conosceva gli esatti affari dei suoi “clienti”. Alla fine, però, la malasorte li ha comunque travolti.