La tragedia di Piermario Morosini, il centrocampista di 25 anni del Livorno morto sabato pomeriggio dopo aver accusato un malore in campo, oltre che colpire, fa inevitabilmente discutere. Si sono infatti già aperte polemiche sui controlli ai quali vengono sottoposti gli atleti (professionisti e non) e sull’opportunità di rendere obbligatoria la presenza di un defibrillatore sui campi da gioco.
Dal punto di vista delle visite mediche alle quali vengono sottoposti gli sportivi in Italia gli esperti sembrano essere concordi: sono all’avanguardia. Ma sulla diffusione dei defibrillatori, gli unici strumenti che possono salvare una vita in certe situazioni di emergenza, in molti invece dicono che nel nostro Paese siamo ancora indietro: non ci sono obblighi e poche società ne sono dotate.
Dopo la tragedia del “Moro” tra gli addetti ai lavori aleggia la paura e c’è la volontà di migliorare il livello di sicurezza affinché queste cose non accadano più. “Non si può morire di calcio”: è il leitmotiv che da sabato pomeriggio, quando Morosini non ce l’ha fatta, si sente ripetere. La strada per migliorare l’assistenza durante gli eventi sportivi sembra tutta in salita, magari non tra i “pro” (dove un defibrillatore è sempre presente nelle ambulanze a bordo campo), ma lo è tra i dilettanti e gli amatori.
I dati dicono che, in Liguria, su 300 società calcistiche (tra dilettanti e primi calci) soltanto una sessantina sono dotate di un defibrillatore di proprietà. Numeri che devono spingere a fare qualcosa di concreto per invertire la rotta seguendo l’esempio di altri paesi europei, vedi Francia e Inghilterra, dove tutte le squadre sono dotate di defibrillatori.
Nell’ambito di un quadro generale che non può considerarsi soddisfacente la Provincia di Savona, nel suo piccolo, dimostra invece di avere alcune realtà molto sensibili a tematiche di questo genere. Nel Savonese si possono infatti elencare alcune iniziative che hanno permesso di diffondere la presenza dei defibrillatori presenti sul territorio. Prima tra tutte il progetto Renzino Astengo, partito nel 2009 dopo la tragica scomparsa del bimbo savonese. Grazie a questo progetto gli studenti delle scuole superiori, insieme ai loro insegnanti, hanno seguito lezioni specifiche di primo soccorso, hanno imparato tecniche di rianimazione cardio-polmonare e le scuole sono state dotate di defibrillatori.
Anche il Comune di Borgio Verezzi si è dimostrato molto sensibile: di recente infatti ha deciso di posizionare due nuovi defibrillatori sul territorio cittadino. L’amministrazione comunale inoltre ha anche organizzato, in collaborazione con la Croce Bianca, un corso al quale hanno partecipato oltre 20 persone per ottenere l’abilitazione all’utilizzo del DAE. Di recente anche il sindaco di Cairo Montenotte Fulvio Briano aveva esternato la volontà di dotare il suo Comune di defibrillatori per poter gestire al meglio eventuali situazioni di emergenza. Iniziative che sono ancora isolate, ma certamente da imitare.







