
Savona. Sono accusati di aver fatto benzina in diversi distributori di benzina di Savona utilizzando una carta di credito carburanti dell’Ata che sarebbe stata prestata loro da un dipendente dell’azienda Giorgio R. (che, scoperto nel febbraio 2010 grazie a un’indagine-lampo della polizia, era stato arrestato, licenziato e poi aveva patteggiato un anno di reclusione). Due savonesi Roberto R. e Arcangelo S., vicini di casa di Giorgio R. sono quindi stati rinviati a giudizio per l’utilizzo indebito di quella carta di pagamento.
Questa mattina, in tribunale, è stata celebrata una nuova udienza del processo durante la quale sono stati sentiti alcuni testimoni tra cui proprio Giorgio R. che, di fatto, nel corso della sua deposizione ha scagionato uno dei due imputati negando di avergli mai affidato la carta. “Non l’ho mai prestata a Roberto R. l’avevo accusato ingiustamente perché avevo paura ed ero confuso” ha spiegato al giudice l’uomo.
Erano state le indagini della polizia, attraverso una serie di controlli incrociati e anche grazie ai filmati di sorveglianza dei distributori, a permettere di identificare quattro persone che sarebbero state quelle che avevano utilizzato la carta carburante (oltre quattromila litri “bruciati” in due mesi). Di loro due hanno già patteggiato mentre Roberto R. e Arcangelo S. hanno scelto di affrontare il processo.
“Abbiamo scelto di andare a giudizio invece di patteggiare – aveva spiegato l’avvocato Walter Laganà, che con Claudia Marsala difende uno dei due imputati – perchè il mio cliente ha sempre sostenuto di non aver mai saputo che quella carta di credito apparteneva all’Ata e che Giorgio R. gli aveva chiesto il favore di riempirgli una tanica di carburante”. Nel processo, che è stato rinviato al prossimo 22 maggio per l’esame imputati e la discussione, l’Ata si è costituita parte civile con gli avvocati Caratti e Brignone.