Pontinvrea. Il “guaito” dei cani di Pontinvrea è arrivato fino a Torino, dove la proprietaria dei terreni in cui sono stati sistemati temporaneamente i quattrozampe rimasti orfani del proprio padrone si mostra stupita nei confronti di una vicenda per la quale non sarebbe mai stata chiamata in causa.
La vicenda riguarda Stanlio, Ollio, Franco e Ciccio, che, dopo la scomparsa dell’uomo che si prendeva cura di loro, sono stati accuditi da alcuni volontari, sostenuti anche dell’Aina (Associazione Internazionale Nucleo Ambientale), che hanno posizionato cucce e ciotole all’interno di un terreno privato, chiedendo al sindaco Camiciottoli di fare da intermediario convincendo la proprietaria a concederlo loro in comodato d’uso gratuito.
“Io non ho mai ricevuto alcuna telefonata dal sindaco di Pontinvrea – afferma da Torino la signora Vanna Tessore – Men che meno ho mai posizionato un cartello nel mio appezzamento per mandare via i cani: non è nel mio stile fare queste cose. Anzi, essendo venuta a conoscenza della vicenda per vie traverse, ho contattato i miei cugini, che abitano lì vicino, affinché chiedessero appuntamento al primo cittadino per potergli parlare di questa situazione e capire di più. Il fatto è che, quando abbiamo chiesto in Comune gli orari di ricevimento, ci hanno risposto che il sindaco ‘riceve quando c’è’. Risultato: non siamo riusciti a metterci in contatto con lui”.
Guglielmo, uno dei volontari che si occupa delle bestiole, sostiene al contrario che il sindaco avrebbe riferito di aver chiamato la donna e di aver ricevuto un “no” alla richiesta di ospitalità dei quattro animali. “Ripeto, non è assolutamente così – insiste la signora Vanna – Così come non ho mai avuto modo di parlare con chi si occupa dei cani. A questo punto mi chiedo perché nessuno mi abbia telefonato e, soprattutto, perché non si sia optato per la soluzione più semplice per questi cani: infatti, visto che abitavano insieme al proprio padrone in una casa lì vicino, che comprende anche un terreno, per quale motivo non li si può far vivere lì, dove hanno sempre vissuto?”.
“Io sono disposta al dialogo con chiunque – precisa Vanna – però tengo a sottolineare due punti fermi: il primo, riguarda la soluzione più logica che ho appena descritto; il secondo è che, pur essendo vero che si tratta di un terreno incolto e che io vengo poco in Liguria, vorrei che ci fosse il sì di chi abita lì attorno perché, in caso di complicazioni, tipo bambini che si spaventano alla vista dei cani o ‘strani’ cartelli che compaiono sulla mia proprietà, sarei io la responsabile. Parliamone”, conclude Vanna.





