Savona. Una stagione che, prima di Natale, sembrava destinata a finire nel peggiore dei modi: crisi societaria, niente più soldi e fallimento. Invece dopo la tempesta per il Savona Calcio era tornato il sereno: la cordata Delle Piane-Barbano, l’esercizio provvisorio, nuovi giocatori e una rinascita che sembrava procedere senza intoppi.
Poi il giocattolo si è rotto sul più bello: una prima asta che va deserta e la stessa sorte che tocca anche alla seconda, convocata in tutta fretta prima che scadessero i termini dell’esercizio provvisorio. E il Savona che si ritrova senza guida lasciato allo sbando.
Squadra, staff e tifosi che si sentono traditi da chi li aveva illusi di non far finire la storia del Savona. Ma gli scenari ora quali sono? Quello più concreto è che la stagione del Savona Calcio sia finita domenica scorsa, con il gol di Quintavalla che ha regalato la vittoria casalinga contro il Mantova.
Gli Striscioni infatti già domenica prossima potrebbero non scendere in campo contro il Rimini. A cosa servirebbe visto che poi verrebbero a mancare nelle prossime settimane i soldi per gestire la squadra? Potrebbe essere poi la stessa Federazione, ben consapevole di quali siano le risorse a disposizione dei biancoblù, a “stoppare” i ragazzi di Ninni Corda. Se così fosse il Savona non avrebbe nemmeno la possibilità di finire il campionato.
La speranza è che accada un miracolo, che il curatore fallimentare Alberto Marchese, in accordo con il giudice Rosario Ammendolia, trovi un escamotage per tentare di lanciare un’ultima ancora di salvezza al Savona, ma questa sembra un’ipotesi molto improbabile. E allora non resta che guardare al domani che per gli Striscioni potrebbe ripartire dalla serie D (ma servirebbero comunque centomila euro) oppure dalla terza categoria.
Una fine ingloriosa per una squadra che, sul campo, ha sempre dimostrato di meritare di giocare tra i professionisti. Per ripercorrere l’ultimo ciclo della società biancoblù riproponiamo l’articolo a firma di Christian Galfré che raccontava i tempi recenti del Savona Calcio.
La breve parabola di Pesce alla guida del Savona: dall’entusiasmo iniziale al preludio all’addio
Un calcio usa e getta. Nell’epoca del consumismo uno degli assiomi dello stile di vita moderno ha pervaso l’ambiente dello sport più popolare d’Italia.
Un tempo, ripercorrendo la storia delle società, si potevano riassumere con vere e proprie “epoche”. Sentivi parlare di Domenico Luzzara e pensavi alla Cremonese, vedevi Romeo Anconetani e ti veniva in mente il Pisa, così come associavi l’Ascoli alla figura di Costantino Rozzi. C’erano città della provincia che potevano sognare in grande perché contavano sull’appoggio costante e intoccabile di personalità forti, legate al loro territorio e ai colori della loro squadra.
Poi, repentinamente, i tempi sono cambiati.
I cicli, con qualche rara e ben radicata eccezione, hanno iniziato a susseguirsi con una rapidità assillante. I tifosi di molte squadre si sono trovati sempre più disorientati ed impotenti. Hanno iniziato a vedere i colori della propria fede passare da una mano all’altra, scambiati da persone mosse dalle più svariate intenzioni. Imprenditori “foresti” hanno cominciato ad impossessarsi delle società calcistiche come fossero giocattoli, costruendole e poi smantellandole con fulmineità quasi incomprensibile.
Tra i professionisti alcuni presidenti, presentatisi quali sedicenti mecenati, hanno preso in mano una squadra per poi lasciarla fallire a distanza di un anno o poco più. E non mancano i casi dei “recidivi”, ossia imprenditori che, lasciata una società al suo amaro destino, ne hanno immediatamente presa un’altra, conducendola in breve alla stessa sorte. Mercanti del pallone, così lontani dai presidenti legati ai colori della loro squadra. Persone che con grande abilità oratoria si sono fatte benvolere, scaldando la piazza, per poi scappare a gambe levate quando hanno ottenuto ciò che volevano. O hanno capito che non c’era la possibilità di ottenerlo.
Savona ne sa qualcosa. Non è poi così lontano il ricordo di Domenico Russo. Imprenditore che prima ha guidato il Borgio Verezzi, poi è passato al Cogoleto, quindi al Pietra Ligure. Con quest’ultima squadra, in lotta al vertice della Promozione, ha smesso di pagare gli stipendi e poco dopo si è accasato al Savona. I risultati sono ancora vivi nella memoria dei tifosi biancoblu, e non sono piacevoli. Nella piccola realtà savonese ci sono tanti altri esempi di presidenti che hanno scelto improvvisamente di cambiare aria. Uno per tutti, Fabrizio Vincenzi che, portato l’Andora dalla Seconda Categoria all’Eccellenza, lo ha abbandonato per passare alla Veloce. Una volta salito di categoria con i colori granata, ha dato il suo addio.
Tornando al Savona Fbc, è da tempi di Enzo Grenno, sulla poltrona dal 1987 al 1995, che non vive un ciclo degno di questo nome. Dopo la breve parentesi di Lino Di Blasio e quella tutt’altro che felice con Gianfranco e Maurizio Montali, è venuto il quinquennio di Bettino Piro, fatto di luci ed ombre. Poi il già citato Russo e quindi, dal 2006 al 2009, Roberto Romani, che ha lasciato un ricordo tutt’altro che esaltante.
Poco più di due anni fa arrivò Andrea Pesce. E oggi se n’è già andato. La sua breve epoca alla guida degli striscioni ha vissuto l’apice nella primavera del 2010, con la promozione in serie D. Poi i segnali negativi sono arrivati in successione, sempre più frequenti e preoccupanti. Nella scorsa stagione vi sono state le inadempienze che hanno causato la mancata qualificazione ai playoff. Quest’estate la società non ha dato una bella immagine di sé, con il pasticcio della richiesta di ripescaggio in Prima Divisione volutamente incompleta. Pesce ha continuato ad investire, ma l’entusiasmo è scemato e la sua presenza si è fatta meno brillante, è parso sempre più distante e svogliato.
La campagna acquisti estiva è stata fatta all’insegna del risparmio, in maniera tardiva e attingendo agli scarti sul mercato. Il presidente ha avuto il merito di non nascondersi mai e il 5 agosto scorso ha organizzato un incontro pubblico, nel quale ha dato vita ad un dibattito con i tifosi e ha reso noto come la situazione economica non fosse più delle migliori. Precisazioni chiare ed evidenti, preludio di un futuro incerto. Parole dette con il tono di una persona spazientita dall’imprenditoria locale, sorda ad ogni genere di appello.
La costruzione del nuovo stadio pare sempre più lontana. L’interesse primario che aveva portato Andrea Pesce ad investire a Savona, e nel Savona, è praticamente sfumato. E così, come tanti altri imprenditori arrivati alla guida di altrettante società mossi da motivazioni economiche, ha fatto le valigie.
La breve parabola del presidente genovese alla guida del Savona è stata espressa al meglio dalle presentazioni estive della squadra. Dal colorata e vivace esordio in Darsena, all’introduzione decisamente meno spettacolare dello scorso anno e, per concludere, la presentazione sottotono, fissata per una data e poi rinviata, compiuta con una squadra ancora da costruire.