Economia

Saldi, Zino (Confesercenti): “Il freddo non ha incrementato le vendite dei capi invernali”

Franco Zino

Savona. Primo bilancio del presidente di Confesercenti Franco Zino sull’andamento dei saldi invernali che si chiuderanno la prossima settimana: “I saldi non sono andati male, ma si fa tutto nella prima settimana, poi le vendite rallentano. Si avranno dati più precisi solo dopo il 18 febbraio anche se ormai quello che si è venduto si è venduto”.

Le vendite si sono attestate all’incirca intorno a quelle dei saldi invernali del 2011, quindi è stato scongiurato il pericolo di cali ulteriori, ma chi sperava che il freddo di questi giorni potesse dare un impulso alle vendite dei capi più pesanti è rimasto in larga parte deluso.

“Le giornate di gelo non hanno contribuito ad incrementare le vendite dei capi invernali – afferma Zino – in questi ultimi giorni si sono venduti esclusivamente cappellini, sciarpe e guanti. Chi doveva comprare un capo importante lo aveva fatto nella settimana del 5 febbraio”.

Ora, in attesa delle vendite di San Valentino, che però riguarderanno più la vendita di gadget, telefonia, prodotti floricoli (la cui produzione è stata danneggiata dal gelo) e il settore ristorazione, si iniziano ad allestire le vetrine con i capi della primavera-estate 2012 ma con molti acquirenti che pensano già ai saldi estivi del 7 luglio, mente i negozianti guardano alle vendite promozionali dei capi invernali, un po’ un prolungamento dei saldi, come escamotage per smaltire le rimanenze di magazzino.

“E’ il sistema che non funziona – conclude Zino – in realtà i saldi non durano 45 giorni ma 60. E’ quello che io definisco un meccanismo di difesa dei commercianti in un sistema contorto. Tra dieci giorni si chiudono i saldi e in magazzino ci sono già gli arrivi della stagione primavera-estate. Molti negozi allungano i saldi con le vendite promozionali, continuando gli sconti all’interno del negozio, per vendere il rimanente dell’invernale; con l’estate sarà la stessa cosa. In questo modi ci si ritrova a vendere capi scontati dal 20% al 40% per quattro mesi l’anno su 12. Così non funziona. Bisogna trovare un’altra soluzione, altrimenti il nostro settore non reggerà”.