Economia

Chiusura Ocv, corteo dei lavoratori: “Istituzioni inefficienti: subito un tavolo sulla crisi industriale nel Savonese”

Vado L. Un corteo che porta dallo stabilimento Ocv, destinato alla chiusura, fino al municipio di Vado Ligure: un “serpente” composto da lavoratori “avvelenati” da promesse disattese e da una prospettiva chiamata disoccupazione. Circa 200 dipendenti dell’ex Vetrotex (ceduta da Saint Gobain alla multinazionale statunitense Owens Corning) questa mattina sono scesi in piazza nella speranza di farsi sentire dalle istituzioni, Comune in primis.

La notizia dell’imminente chiusura della filiale vadese, annunciata ieri dall’Unione Industriali, si è tradotta oggi in una protesta che ha in parte paralizzato la circolazione sull’Aurelia. La speranza di chi manifesta oggi è che la politica metta finalemnte al primo posto dell’ordine del giorno un tema ormai bollente come quello del lavoro.

“La situazione è drammatica, ed è ora che ce ne rendiamo tutti conto – dice Fulvio Berruti della Filctem Cgil – Nel nostro territorio stanno ‘cadendo’ una dopo l’altra realtà quali Fac, cartiera, Ferrania, Centrale del Latte, fino all’Ocv. Ora chiediamo che la Regione riunisca un tavolo propedeutico a una vertenza nazionale per la crisi industriale che attanaglia il Savonese: rifiutare il dialogo non è più possibile, nessuna amministrazione può permetterselo. Oggi andiamo dal sindaco Caviglia. Volgiamo chiedergli, ad esempio, come mai non ha trovato applicazione l’accordo stipulato con le istituzioni nel 2008 e che era volto ad abbattere i costi energetici, una delle cause principali che hanno portato alla scelta di chiudere la fabbrica. La politica deve assumersi le proprie responsabilità”.

Per la Ocv, infatti, i costi di produzione, sono altissimi, soprattutto quelli relativi al consumo di energia, e soprattutto se confrontati con quelli di Cina e Malesia che danno vita agli stessi prodotti ma con spese ben inferiori. Nel 2008 i sindacati avevano firmato a Roma un accordo con azienda, Unione Industriali, Provincia, Comune di Vado Ligure e Tirreno Power e che prevedeva un collegamento con un cavo diretto tra Ocv e centrale per abbattere del 18% le spese legate all’energia. Un accordo unico in Italia che avrebbe avuto bisogno di ulteriori autorizzazioni, anche di tipo legislativo, e che, dicono i sindacati, sarebbero sfumate per il disinteresse delle istituzioni.

“Spero che ci sia spazio dentro cui si possa inserire la politica – aggiunge Pino Congiu, segretario Uilcem – Bisogna attivare un tavolo di confronto che veda Comune, Porvicnia e Regione in prima linea in difesa dellla Ocv ma, in generale, del tessuto indistriale del Savonese. La situazione è paradossale, perché chiudere una fabbrica dopo aver investito è un atto grave e non riuscire a dare una risposta sugli eccessivi costi dell’energia dopo tanti anni, e alla luce dell’accordo del 2008, mi pare sia disdicevole dal punto di vista delle responsabilità politiche. Oggi stiamo pagando l’inefficienza delle istituzioni. E’ necessaria una presa di coscienza sul fatto che l’industria è vitale per questa provincia: è assolutamente sbagliato pensare che qui si possa vivere solo di turismo e logistica”.