
Savona. La pubblica accusa ha chiesto pene dententive dai 6 agli 8 anni per i protagonisti delle truffe agli anziani con il sistema del “finto lascito”, finiti a giudizio per episodi che risalgono al periodo tra il 2004 e il 2006 a Savona, Genova e in riviera. Si tratta di 13 persone che avrebbero messo in piedi un vorticoso giro di inganni ai danni dei pensionati. Stamane in tribunale si sono svolte le arringhe difensive, poi il collegio dei giudici ha rinviato al prossimo 19 marzo per le repliche e la sentenza.
Tra gli imputati c’è anche Luigi Verri, condannato a vent´anni per l´uccisione del questore Arrigo Molinari. Verri, cinquantenne, di Toirano, è accusato di aver fatto da “sentinella” in un episodio avvenuto a Varazze nel 2004: avrebbe cioè fatto da palo per i complici, che nel frattempo cercavano di raggirare un anziano fingendosi chi medico, chi facoltoso imprenditore straniero. Un po’ come nell’ormai leggendario film “Totòtruffa 62”.
Un sistema, che secondo il capo d´imputazione “chilometrico”, sarebbe stato ripetuto almeno 68 volte. Secondo l´accusa il gruppo agiva come una vera e propria banda, che sarebbe stata capeggiata da Carmelo Barberi, cinquantenne, di Messina ma residente a Borghetto. Siciliani, di nascita o d´origine, alcuni degli altri imputati: Antonino Barberi, 37 anni, Alfonso Bonansinga, 48 anni, Salvatore Burgio alias “Sentenza”, 67 anni, di Licata, Antonino Giorgianni alias “Nino l´americano”, 62 anni, Carmelo Patti, 47 anni, Stellario Sciarrone, 51 anni.
Oltre a questi a giudizio sono finiti anche Osvaldo Capello, 65 anni, di Torre Pellice ma residente a Loano, Giuseppe De Lorenzo di 30 anni, torinese residente a Ceriale, Antonino Gagliostro, 37 anni, di Loano, Ezio Mezzano, di Torino, 59 anni, Franco Rinero, 57 anni, di Torino.
Il collegio giudicante e il pm Giovanni Battista Ferro nella scorsa udienza avevano deciso di nominare un nuovo consulente di parte che fosse in grado di trascrivere alcune intercettazioni ambientali sulle quali si costruisce l’ipotesi accusatoria.
Nelle intercettazioni infatti gli imputati comunicano in dialetto (siciliano e piemontese) ed il precedente perito aveva incontrato non poche difficoltà per comprendere che cosa dicessero i protagonisti delle conversazioni. Data l´importanza delle trascrizioni, per rafforzare l´ipotesi accusatoria, i giudici avevano quindi deciso di nominare un nuovo esperto.