Savona. Pescherecci fermi al porto di Savona in contemporanea con la mobilitazione nazionale contro il caro gasolio e circa la aliquota Iva sul carburante.
Da martedì 17 gennaio il gasolio utilizzato dal comparto per l’attività in mare, infatti, in virtù di una norma comunitaria, passa da uno stato di “non imponibilità” (di fatto finora non pagavano Iva sul carburante), all’applicazione di un’aliquota che dovrebbe essere del 10%, come avviene per l’agricoltura e per l’attività di pesca delle acque interne, ma che potrebbe salire fino al 21%.
Nel porto savonese i pescherecci aderenti a Federpesca oggi non sono usciti in mare e hanno incrociato le braccia per dire che non ce la fanno più a sostenere i costi di gestione. A una situazione generale che non invoglia i pescatori a continuare il loro lavoro va aggiunta la carenza del prodotto.
“Il caro gasolio colpisce pesantemente il nostro settore, non abbiamo un mercato in esclusiva e i costi sono legati ad un rischio poiché non è detto che ogni giorno che usciamo in mare riusciamo a pescare grosse quantità di prodotto. C’è malumore e una frustrazione enorme” riferisce Gianni Duce, armatore di un peschereccio savonese.
Ristorazione a rischio con la protesta che è partita ufficialmente qusta mattina e proseguirà fino a giovedì.
“Sui mercati da domani non ci sarà pesce pescato nel mar ligure – prosegue Duce – e anzi nemmeno nei mari italiani in quanto la protesta ha coinvolto l’intero comparto e sono in stato di agitazione le principali marinerie italiane”.
Questa sera alle 18,30 una delegazione di pescatori sarà ricevuta dal prefetto a Savona per fare il punto della situazione anche in vista della manifestazione che si terrà domani a Roma.
