Savona. Assolto dall’accusa di omicidio premeditato e da quella di falso in testamento. E’ questo il verdetto, pronunciato stamattina dalla Corte d’Assise di Savona, che ha sancito la fine di un incubo per Luca Bedini, il trentacinquenne che era finito a giudizio per la morte di Elmore Cesio, il settantenne di Casanova Lerrone (compagno della madre dell’imputato) deceduto, nel dicembre del 2004.
L’anziano era deceduto per un’emorragia cerebrale che, secondo l’ipotesi della pubblica accusa sarebbe stata provocata da una bastonata inferta proprio dal figlio della sua convivente. Una tesi che non è stata accolta dalla Corte che ha infatti assolto da tutti i capi di imputazione Bedini: “perché il fatto non sussiste” per l’omicidio e “per non aver commesso il fatto” per il falso. Il pubblico ministero Chiara Maria Paolucci aveva chiesto invece per l’imputato un totale di ventiquattro anni di reclusione, 21 per l’omicidio e tre per il falso in testamento.
Il processo aveva preso le mosse da una querelle sul testamento scritto dal settantenne poco prima di morire. Proprio l’eredità destinata alla convivente (in un primo tempo indagata per la morte di Cesio, ora solo per il reato di falso presso il Tribuanle di Albenga), secondo la tesi accusatoria del pm, sarebbe stata il motivo che avrebbe spinto il figlio a colpire a morte l’anziano, cercando poi di far passare il decesso come morte naturale. Era stato un conoscente di Bedini, quattro mesi dopo la morte di Cesio, a denunciarlo confermando di aver visto il figlio della convivente dell’anziano prendere il documento testamentario ed apportare con la mano di Cesio una firma in fondo per certificarne la validità. Da qui si era aperta l’inchiesta che aveva portato al rinvio a giudizio di Bedini.
L’imputato, che nel procedimento è stato assistito dagli avvocati Graziano Aschero e Antonella Semino, si è sempre dichiarato innocente (in udienza preliminare anche il pm Landolfi aveva chiesto per la sola accusa di omicidio il “non luogo a procedere”, ma il rinvio a giudizio era arrivato comunque). I difensori di Bedini hanno così continuato a sostenere in aula l’estraneità dei fatti del loro assistito. A giocare un ruolo chiave nel processo sono state le perizie eseguite sia sul testamento che sul corpo di Cesio. Dalle relazioni dei periti sono arrivate così risposte sull’autenticità del testamento (che potrebbe essere stato redatto con una mano “guidata” da quella di un’altra persona) che sulle cause del decesso dell’anziano.
La superperizia chiesta dalla Corte ha escluso che la morte di Cesio sia stata provocata da una bastonata: quella che sembrava una frattura cranica era in realtà un “solco vascolare” ha stabilito l’esperto. Nessun colpo quindi. E sul testamento il grafologo aveva escluso che fosse stato redatto dalla mano di Bedini. Per le motivazioni della sentenza bisognerà attendere 90 giorni.
Intanto Luca Bedini ha potuto tirare un sospiro di sollievo: “E’ la fine di un incubo che andava avanti da sette anni. Mi hanno rovinato la vita, ho perso tutto. Giustizia è stata fatta, ma chi ha sbagliato ora deve pagare”. Sulla stessa linea di pensiero anche i difensori Aschero e Semino: “E’ stato un processo aperto da una falsa testimonianza che ha rovinato la vita ad una persona. Non c’è movente, non c’è l’arma del delitto e i testimoni sono inattendibili e smentiti dalla perizia”.
“Questi fatti sono una diffamazione e una calunnia nei confronti dell’imputato. Valutiamo Bedini per quello che è: un ragazzo con la fedina penale pulita che non aveva alcun interesse a commettere un fatto così grave. Comunque credo che se ci fossero stati ancora dei dubbi sulla morte di Elmore Cesio la superperizia li aveva tolti tutti” concludono gli avvocati.
