Vado Ligure. Inizia la conta dei danni a Vado Ligure, dopo il devastante incendio che tra Natale e Capodanno ha bruciato almeno 400 ettari di vegetazione da Segno a Sant’Ermete, dalla Valle a San Genesio, scollinando a Quiliano e Spotorno.
“E’ stato un evento che ha segnato profondamente l’intera nostra comunità” commenta l’assessore comunale all’ambiente Raffaella Orlando. “Indimenticabile nella sua gravità – aggiunge – Ora è il momento di trarre le conclusioni su questo disastro. Quindi, ci confronteremo con Provincia e Regione per il rimboschimento”.
Intanto la Procura della Repubblica savonese prosegue l’inchiesta a carico di ignoti per incendio colposo. A giorni è atteso il sopralluogo del procuratore Francantonio Granero che, accompagnato dal sindaco Attilio Caviglia, ricostruirà sul posto la corsa terribile dei fronti di fuoco, sparpagliati su tutto il territorio e alimentati dal vento.
“La giunta ha già fatto una riunione la scorsa settimana – riferisce l’assessore Orlando – La prossima settimana faremo un altro incontro, con più calma, e intanto attendiamo la visita del procuratore Granero. Il dialogo, poi, prosegue con le altre istituzioni per far fronte alla ferita ambientale”.
Centinaia gli operatori di vigili del fuoco, protezione civile, forestale, Aib, Croce Rossa, carabinieri, polizia e altre forze dell’ordine, insieme ad ogni genere di volontari, impegnati nell’emergenza divampata alla vigilia di Natale. Determinanti getti dall’alto della flotta aerea, con 5 Canadair, un elicottero Erickson S64 e 2 Elicureil della Regione. Almeno 300 le persone evacuate nelle diverse fasi dell’emergenza.
Ora la bonifica è in via di completamento. La forestale sta acquisendo tutti gli elementi, su delega del sostituto procuratore Danilo Ceccarelli, che coordina l’inchiesta per far luce sulle cause del rogo, partito per “spotting” da un piccolo fuoco divampato presso l’abitato di Segno. “Ci siamo sentiti con la forestale e la prossima settimana effettueremo la perimetrazione dell’incendio: non sarà semplice, proprio perché non ha bruciato in maniera omogenea ma a macchia di leopardo” osserva Alessandro Berruti, capo servizio della tutela ambiente per la protezione civile di Vado.
“Ora, aiutati dalla pioggia degli ultimi giorni, possiamo stare tranquilli anche per gli ultimi focolai – prosegue Berruti – Non abbiamo ancora fatto un bilancio, un po’ per il periodo festivo e un po’ perché siamo tutti molto spossati dall’accaduto, impegnati per otto giorni ininterrotti: siamo infatti passati dal 24 dicembre al 31 in continua emergenza. Sarebbe bene fare un intervento radicale per consentire alla vegetazione di ricrescere senza resti di alberi e arbusti. Per questo, occorre rivolgersi a specialisti che spieghino come effettuare la pulizia ed il ripopolamento”.
“L’evento – aggiunge l’esponente della protezione civile – ha fatto capire, anche agli abitanti della cintura urbana, che gli stessi cittadini devono mettere in atto e conoscere misure di autoprotezione, in quanto le forze in campo non possono mai essere pari ai bisogni delle persone minacciate, nonostante il dispiegamento di personale massiccio che si è visto in questa circostanza. E appunto, nell’emergenza, il numero di famiglie e caseggiati in pericolo era veramente alto”.







