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Savona Fbc a rischio fallimento: gli eventuali nuovi soci chiedono l’impegno del Comune

Savona. L’infuocata resa dei conti, culminata oggi con la decisione di giocatori e staff tecnico di assumersi la responsabilità di una vera e propria autogestione e lo scontro verbale tra gli stessi e i dirigenti della gestione Pesce, ha scritto un’altra pagina nera nella stagione del Savona Fbc.

Ogni tentativo di confortare calciatori e tifosi, ormai, è vano. La realtà dei fatti, saltata fuori poco per volta, ha via via delineato un quadro economicamente drammatico.

Le prime parole che ora suonano beffarde, con il senno di poi, sono quelle di Andrea Pesce, pronunciate nell’incontro che egli stesso propose e organizzò per sedare l’allarmismo che si stava accendendo nella piazza. L’ormai ex presidente confermò la sua precisa intenzione di tenere il Savona nelle categorie che gli appartengono per blasone, storia e bacino d’interesse.

Il giorno delle sue dimissioni, quando ormai si stavano scoprendo tutti gli scheletri nell’armadio, Pesce pianse lacrime di coccodrillo, adducendo le mancanze organizzative e amministrative alla carenze di risorse, venute meno a seguito del mancato appoggio di imprenditori locali.

“Farò di tutto per onorare le promesse” disse comunque l’ex numero uno del Savona Fbc. Adesso, numeri alla mano, è evidente come avesse fatto ben poco di concreto. Tra la fidejussione della scorsa stagione e quella per iscriversi al campionato in corso, tra pagamenti vari e fatture anticipate, il sodalizio del “trio” genovese ha creato un buco che sfiora i nove zeri.

La società savonese ha potuto contare, in questi anni, sull’appoggio della Carisa. Alla luce di questa esorbitante cifra, vien da chiedersi come sia possibile che la Carige, controllante della Carisa stessa, possa ancora dar fiducia ad Andrea Pesce nell’altro settore sportivo nel quale era sceso in campo e che presiede tuttora: la pallavolo a Genova.

Preso atto della chiara situazione debitoria, gli appigli per un futuro del Savona nel calcio che conta risultano sempre più labili. Tutti gli incontri istituzionali, com’era prevedibile con i tempi che corrono, non hanno dato buon esito.

Restano così solamente le presunte cordate di imprenditori intenzionate a rilevare la società. In questi mesi non sono trapelati nomi, ma solamente le provenienze geografiche più disparate di questi “salvatori”. Dato però che, come ormai ben sanno i tifosi savonesi sulla propria pelle, nessuno investe senza pretendere nulla in cambio, gli acquirenti papabili avrebbero già messo in chiaro alcuni aspetti tutt’altro che secondari.

In primo luogo, la cordata di investitori pretenderebbe le garanzie sull’esecuzione del progetto dello stadio. Inoltre, richiederebbero un impegno economico del Comune di Savona nella cifra di 100 mila euro. In pratica, l’amministrazione Berruti ha in mano entrambe le chiavi per spalancare le porte ai nuovi arrivati.

Forse, in passato, il Comune non avrebbe esitato nel propendere per una risposta positiva. Oggi, invece, il “no” pare più che probabile. L’amministrazione ha fatto intendere di non voler aggiungere la voce Savona Fbc al proprio bilancio.

In tal caso il passaggio successivo sarebbe il concordato preventivo. La soluzione vedrebbe gli acquirenti cercare un accordo con i vari creditori per non vedere la società dichiarata fallita. La strada potrebbe però essere difficile da percorrere e l’istanza di fallimento sembra sempre più vicina. Un default che sarebbe preludio alla ripartenza dalla categoria più bassa, così come avvenuto lo scorso anno a Sanremese e Sarzanese, per citare altri due casi in Liguria .